Agnostic Front e Suicidal Tendencies: Hardcore Punk Attitude

Il Rugby Sound di Legnano ha ospitato il live di due leggende come Agnostic Front e Suicidal Tendencies. E il palco è diventato un luogo per celebrare, quasi come un rito, l’essenza dell’harcore punk

From East Coast to the West Coast

Da New York City a Venice Beach.

Non sarà mai semplicemente “andare a un concerto” finchè in line-up ci saranno certi mostri sacri, attivamente partecipi nella scena da quasi 4 decadi, fautori di un movimento, mover di un’attitudine che tra tanti ostacoli e molteplici cambiamenti è ancora qua, nel 2024.

Per molti, sarebbe forse legittimo chiedersi quanto e cosa abbiano ancora da dirci due “colossi” come Agnostic Front e Suicidal Tendencies (band di impatto e di estrema personalità fin dai rispettivi monicker), oggi.

Suicidal Tendencies

La risposta è in primis data, come sempre, dalla massiccia presenza di una fanbase che ormai attraversa almeno 3 generazioni; un dato da non sottovalutare, anzi fondamentale, vista l’epoca di concerti “che mi posso vedere in streaming o su YouTube” e, se non in tempo reale, al massimo il giorno dopo.

Partecipazione e condivisione di pensiero, fanno ancora la differenza, anche 40 anni dopo, sempre meglio continuare a non darlo mai per scontato.

Durante questo concerto, che più che un concerto assumerà i connotati di un rito pagano, è possibile intravedere parecchi ragazzini (tra i 10 e i 16 anni) che avevano negli occhi curiosità, forse con molto meno timori reverenziali rispetto a qualche decennio fa, ma sicuramente manifestando un vivo interesse e una voglia di partecipazione più che necessaria.

Agnostic Front on stage

Ecco perché, quando salgono on stage gli Agnostic Front, sebbene non ci sia e oggettivamente non ci possa essere dall’inizio alla fine quella furia iconoclasta degli esordi, a Roger Miret è sufficiente scaldare la voce con un paio di pezzi e salutare la folla presente, per catalizzare e “portarsi a casa” tutti nel taschino.

Non è ovviamente da meno il suo “partner in crime” di sempre, il nostro Vincenzino Stigma, che vuole guardarci tutti in faccia, farci capire che per loro è ancora una questione di sudore, attitudine e vibes con/verso il pubblico.

Il fatto che il loro set stringatissimo duri poco meno di 40 minuti, non viene visto né come troppo ristretto né in nessun caso come un problema, anzi: i pugni al cielo e l’abbraccio caloroso della folla, unita al di là di età, abbigliamento, etnia e classe sociale, fa capire ancora una volta che la missione è stata compiuta, secondo le regole non scritte dell’hardcore punk.

Suicidal Tendencies: un palco per il pubblico

A quel punto, considerando anche che il combo di Venice Beach manca dal Belpaese da qualche anno, l’attesa per i Suicidal Tendencies diventa un fermento, un crescendo emozionale come quando fuori dall’aeroporto si sta aspettando un nostro amico che non vediamo da anni, fiduciosi che riabbracciandolo si riaccenderà magicamente la scintilla che ci rende così legati, sebbene gli anni passino.

In perenne movimento anche da fermo, quasi come un personaggio di Mortal Kombat prima che inizi il combattimento, Mike Muir e i suoi 61 anni ci trascinano da un lato all’altro del palco, con la coda dell’occhio ci godiamo anche Trujillo Jr, il giovanissimo Tye, che si muove già come un veterano, assieme al resto della band, come al solito composta da veri e propri “goat”.

Inutile dire però che il catalizzatore è Mike, con i suoi pugni e le sua dita medie al cielo, con i suoi brevi sermoni e quella voglia di farci sentire come funzionano lo spirito e il corpo di chi l’hardcore ce l’ha nel sangue.

Prima di “Possessed To Skate”, chiama tutti a raccolta (letteralmente) e fa salire sul palco buona parte delle prime file, chiedendo che per primi salgano alcuni dei ragazzini presenti, spiegando che loro sono il futuro e sono imprevedibili, quindi non manipolabili.

La gente viene fatta defluire dopo un paio di brani, ma risalirà per la celebrazione finale, con Muir che scende dal palco, scavalca le transenne e si piazza in prima fila, vicino alla gente, alla “sua” gente che quasi neppure osa sfiorarlo, come fosse qualcosa di divino.

Parte “Institutionalized” e tutti i presenti capiscono che quello sarà IL ricordo definitivo non soltanto di questa serata, ma probabilmente il migliore possibile quando tra decine di anni si ricorderanno i Suicidal.

Non è un caso che tolti i fotografi e qualcuno dal palco, quasi nessuno stia filmando o scattando foto, ma si sia tutti “dentro” quel momento che si sta avendo la fortuna di vivere.

Dopo quasi un ‘ora e mezza, con occhi sgranati e ripetuti applausi verso il palco, ci si avvia verso l’uscita (nota di merito a margine: l’organizzazione del festival è perfetta e la funzionalità della location è massima, come dovrebbe sempre essere!), consapevoli di andare a dormire sognandoci le mosse di Mike Muir per tutta la notte, una vera e propria “Cyco Vision”.

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