Erica Mou: “C’est la mou”, le mie donne in viaggio

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Nove donne in viaggio, che attraversano percorsi interiori e decidono di non barattare la propria esistenza, ma seguire la strada della propria consapevolezza. “C’est La Mou. Punti di fuga”, il podcast realizzato da Erica Mou per Emons Record, è un romanzo vocale di formazione, un inno globale ad usare la propria voce e farla sentire sempre più forte fino a scuotere le viscere. Un sentiero di libertà che Erica riprende anche nel suo ultimo disco “Nature”.

Essere se stesse senza barattare nulla

Isabella, Flavia, Ester, Cristiana, Yurkilinda, Antonia, Anita, Paola ed Io. Nove donne, nove esistenze coraggiose, nove punti di fuga, nove nuove traiettorie per ridefinire la propria vita e cambiare la traiettoria che quasi fatalmente le sembrava assegnata. Nove inni alla libertà celebrati da Erica Mou nel suo podcast “C’est La Mou. Punti di fuga”, prodotto da Emons Record.

Erica Mou – Foto Luca Bellumore

“Tutte queste storie partono dall’idea che nessuna donna deve barattare se stessa- ci racconta -. Siamo abituate a pensare che per avere una cosa devi abbandonarne un’altra. Siamo state cresciute con l’idea dell’eterno sacrificio. In tutte queste storie di libertà e liberazione c’è anche la mia storia e spero anche che ci sia quella di chi ascolta”.

Una voglia di fuggire dalle convenzioni e da una vita preconfezionata che diventa lascito ereditario, come se si trasmettesse quasi nel DNA. “Sono processi di cambiamento che attraversano secoli – dice Erica -. Evoluzioni come la natura stessa dell’amore – per sé e per gli altro -, che è sempre in progressione”.

Nature: resistere dentro le tempeste

Un’evoluzione ed una progressione che diventano simbolo di resistenza ed esistenza. Il percorso tracciato con “C’est La Mou. Punti di fuga” trova un naturale prosieguo in “Nature”, l’ultimo lavoro discografico di Erica Mou. Un album di (e in) crescita, di bagagli umani da riempire di cuore, sangue ed ossa, di erosioni in grado di diventare costruzioni.

Erica Mou – Lo zaino sul treno

“Me ne sto qui a morire di ruggine, mi asciugo la pelle alla luce di un fulmine”, cantano Erica e Zibba in “Erodere”, in un’eterna voglia di non abbandonarsi agli eventi, ma di diventare cardini della propria ricostruzione. Una rinascita che parte dal rumore nudo del mare (unico suono percepibile in “Maremadre”) e che diventa una promessa intima in primo luogo a se stessi “Ti prometto dentro le tempeste di resistere”.

Una resistenza non contro qualcosa, ma verso qualcosa, un atto che non distruttivo ma costruttivo, creativo. Una spinta che diventa ritorno a se stessi, alla propria dimensione intima. Un viaggio nella natura verso la propria reale natura. Un punto di fuga, l’ennesimo, che diventa punto di partenza.

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