Ginevra Nervi – Annihilation: l’armonia che annienta il silenzio

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Un’armonia che si fa spazio fra i silenzi e le ferite, che consente di chiudere gli occhi e sciogliere ogni grumo d’odio. Il suono di una coscienza che prova a “riconoscersi” e superare la coltre di oblio del narcisismo. “Annihilation”, il nuovo singolo di Ginevra Nervi, anticipa Klastós, il nuovo Ep dell’artista in uscita ad aprile.

“Annihilation”: tell me what remains

“Tell me what remains”. Dimmi cosa rimane, quali tracce riescono a superare il solco delle ferite e i silenzi abissali. Dimmi cosa rimane del vuoto delle paure e della paura del vuoto. Dimmi cosa rimane dell’odio, cosa ci annichilisce e annienta.

Rimane un’armonia, in grado di mutare veste, di cambiare spettro, capace di ergersi su costruzioni fatte di vuoto ed assenze e di riempire solchi così profondi da diventare traccianti dell’anima. “Annihilation”, il nuovo singolo di Ginevra Nervi, parte proprio da questo “Tell me what remains” una domanda sussurrata o forse una richiesta silente. E si apre a spazi elettronici che dipingono gli abissi di un’autodistruzione narcisista in grado di annullare ogni possibilità di ri-conoscere se stessi. Porte, finestre ed occhi che si blindano in attesa di ascoltare una melodia nuova, in grado di cambiare, cambiarsi, cambiarci. La canzone anticipa Klastós, il nuovo Ep della compositrice in uscita ad aprile, un’opera che vuole scavare nel disordine narcisistico di personalità, un atto di consapevolezza e di denuncia rispetto all’individualismo dominante.

Annihilation – Ginevra Nervi

E a poche ore dalla pubblicazione di “Annihilation” è stata anche annunciata la candidatura di Ginevra Nervi nella “cinquina” dei David Di Donatello nella categoria “Miglior canzone originale” per “Miles Away”, il brano con musiche di Pivio & Aldo De Scalzi che accompagna “Non odiare”. Una doppietta che conferma come la compositrice rappresenti l’eccellenza italiana nell’ambito della musica elettronica (e non solo).

Miles Away – Non Odiare

In “Annihilation” Ginevra si (ci) chiede “Do you see the beauty? Do you see the joy?” e noi questa bellezza la riusciamo a vedere. Abbagliante. Intensa. Vitale. Come un’armonia da preservare, che ci costringe a chiudere gli occhi per guardare veramente quello che siamo diventati.

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