Anna Calvi

Hunted: Anna Calvi da cacciatrice a preda

Il 6 marzo, con l’uscita di Hunted, Anna Calvi ha disvelato il suo vero volto, mostrando l’immagine di un’artista che è molto di più di quello che ci ha voluto far credere.

Diva barocca

Di Anna Calvi il mondo ha imparato a conoscere il lato sontuoso.

La sua personalità è sempre apparsa talmente piena, ricca e sfaccettata da sembrare quasi artefatta. Equivoca, sempre in bilico ai confini del mainstream, da travalicare all’occorrenza per sfruttarlo come cassa di risonanza della propria voce.

La Calvi, pur schiva e riservata, quando si mostra non si nasconde mai. Porta in “scena” la sua originalità in modo veemente, al limite del provocatorio, con atteggiamenti di radicale rivendicazione identitaria. Pone al centro dell’attenzione l’autenticità dell’essere donna, senza dover scendere a compromessi, senza doversi piegare ad un’idea o ad un ruolo sociale.

Attivista LGBTQ politicamente impegnata o semplice modella sulle passerelle, Anna Calvi è sempre molto cinematografica. Lo dimostra nei suoi videoclip, in cui il corpo è protagonista assoluto, con la sua forza, le sue imperfezioni.

Anche la sua musica è lo specchio della sua immagine piena ed eccessiva, dal fascino old style, barocca per la sovrabbondanza e la teatralità.

Per questo Hunted è una sorpresa.

Anna Calvi

Una nuova dimensione

Con Hunted uscito il 6 marzo per la Domino Recording, Anna passa da cacciatrice a preda. Depone le armi con cui affronta il mondo e si consegna placida e fragile.

A due anni dall’uscita di Hunter, il suo terzo album, Anna Calvi decide di mostrare il suo aspetto più intimo e nascosto.

Proponendo le prime registrazioni di 7 delle 10 tracce di uno dei migliori dischi del 2018, la cantautrice britannica agisce per sottrazione. Eliminando la parte ritmica, stemperando i riverberi, cancellando interi strati sonori dalla produzione si passa ad una dimensione più intima. Da cattedrali a celle monacali.

E’ come se Anna Calvi avesse finalmente deciso di mostrare davvero la sua anima, finora nascosta sotto la maestosità della sua musica.

Ed ecco che quindi risalta la sua voce cristallina, di cui si scopre la dolcezza finora celata dalla sua forte sensualità.

Le canzoni originali che in Hunter erano venate da atmosfere Lynchianamente cupe, inquietanti e lascive evaporano. Diventano intangibili, dolci e delicate nenie, quasi sempre voce e chitarra.

I featuring di Julia Holter in Swimming Pool, Charlotte Gainsbourg in Eden e Courtney Barnett in Don’t beat the Girl out of my Boy sono quasi impercettibili e rarefatti. Solo le sonorità più elettriche degli Idles, che affiancano la Calvi in Wish, sembrano provare a rompere gli equilibri ma anche loro finiscono avvolti ed intrappolati nel velluto.

Con Hunted Anna Calvi ci fa entrare nell’intimità della sua anima, mostrando senza paura i solchi e le distorsioni da cui parte la sua vena creativa. La piccola scintilla che si infiamma ed esplode in canzoni di una potenza accecante.

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