Ink Noises: David Bowie – the stars look very different today

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Perfezionista d’avanguardia, ambiguo e camaleontico. Intimista, effimero, sedotto e seduttore. Adulatore e adorato. David Bowie è la storia della musica. Un personaggio unico, che conosce se stesso attraverso l’alterazione del suo Io. Un’alterazione che si trasforma in musica e che diventa creatura autonoma, viva. Reale.
Da Life on Mars a Aladdin Sane, Gubrin trasforma la dimensione aliena di David Robert Jones in una visione subliminale e onirica

Sailors fighting in the dance hall

Si apre con “Changes” Hunky Dory (1971) l’album di David Bowie che parla di cambiamento e mutazione. Il disco che unisce l’universo occultista del cantautore e l’immensa sua considerazione per la fantascienza.

L’album legato al tema decadentista e Wildeiano della gioventù che sfuma e della passione che si consuma. Un’opera che dona speranza con “Kooks”, dedicato al figlio Duncan. L’album che spiega e racconta l’angoscia creativa legata al tempo che ineluttabilmente scorre come sangue nelle sue vene. Sonorità nostalgiche, influenzate dalla beat generation, legate però ad un sound alieno e sperimentale. Insieme scandiscono il senso visionario dell’artista, donando un caleidoscopico contenitore di rivelazioni sul pensiero di Bowie nella musica.

David Bowie
David Bowie – Ziggy Stardust

“Life on Mars?”, è il tema centrale dell’interpretazione illustrata di Gubrin. Il ritratto sprigiona le tinte cangianti che Bowie sceglie come sue per il noto videoclip.

Un aristocratico e longevo personaggio che si muove nello spazio fisico e lo fa suo. Gubrin lo firma con i denti da vampiro, per assicurarne l’immortalità.

David Bowie
David Bowie – Gubrin, Life on mars?

È il primo ritratto di “Tribute to Rockstar”, il progetto che raccoglie le più importanti anime rock che la musica ha visto nascere ed esplodere. E’ un’opera sintetica, che rappresenta l’astrazione di un’astrazione. Quella che Bowie fa per se stesso e che Gubrin fa del riflesso alieno di Bowie.

È un ritratto concettuale che vuole rimanere tale. È la tavola zero di un lunghissimo percorso visivo di scoperta attraverso l’informazione e il disegno. Il Bowie di “Life on Mars?” è fieramente inglese, sicuro di sé affianca l’inno nazionale con le immagini di John Lennon e Mickey Mouse sfidando i potenti e le masse verso un unico scopo.

David Bowie
David Bowie – Gubrin, Life on mars?

Rimettere tutto in discussione e rinascere. Rinascere o risorgere? Alieno o vampiro? Qualunque sia la domanda non esiste una risposta.

A lad insane

Come ci ricorda David Bowie “Aladdin Sane è un’estensione di Ziggy Stardust, ma è anche la mia idea del rock ‘n’ roll in America”.

Alladin Sane è un diario di bordo, il viaggio che David Robert Jones fa in treno, in bus, in aereo, che segue come cometa la polvere di stelle di Ziggy Stardust e arriva alla piena conoscenza americana contaminata dai Velvet Underground, da Warhol, dagli Stones.

Aladdin Sane mette a punto la definizione di sanità mentale e il concetto di apprendimento su come affrontare le difficoltà. Temi a cui Bowie resta legato a causa della schizofrenia del fratello Terry, che genera in lui riflessioni cupe ma anche grandissime fonti d’ispirazione. È grazie a lui, infatti, che Bowie fa nascere Ziggy, il suo alter ego, che gli permette di vivere nel mondo in piena libertà di essere qualsiasi elemento vivo.

Si diverte Bowie con il titolo dell’album “Alladin Sane”, Aladino l’assennato, che racchiude segretamente un gioco di parole in sintonia con la dualità che gli interessa esprimere; è un anagramma infatti che si traduce anche in “a lad insane”, un giovane pazzo.

David Bowie nel 1973

A distanza di quattro anni dalla prima tavola, Gubrin lo ritrae con segni nuovi, specifici, dettagliati e descrittivi. Sotto un cielo blu intenso come fosse parte del firmamento, illuminato dal suo fulmine che simbolicamente traduce per Bowie, l’idea che le rockstar siano figure messianiche, toccate dal cielo. Una leggera torsione per il volto del secondo Bowie, che introduce per la prima volta il tema della prospettiva nei suoi ritratti.

David Bowie Aladdin Sane visto da Gubrin

Rivolto al fruitore il Bowie di Gubrin ci osserva e non ci giudica.
Vestito solo della sua identità inocula con l’emotività, le anime aride. Quelle che hanno paura di scoprire qual è il loro posto nel mondo e che sono spaventati dai loro stessi desideri.
Penetrante, affusolato, scarno e vivo.

Ci saluta da quel lontanissimo pianeta che ha smesso di chiamarsi Marte.

Perché si chiama come ognuno di noi.

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