Cuoro è un errore

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Imparare a leggere attraversando un errore: Cuoro, un progetto di Gioia Salvatori, è un blog importante anche se non sai leggere, un crash tra suono e parole, una canzone che vincerà il prossimo Festival di Sanremo, un “dietro delle cose”, uno sgombro, un’immagine, un oracolo o una risata a denti stretti.

Cuoro è un errore.

Quel continuo rimando fra iperbole e realtà, rende i suoi frammenti comici lo specchio di un’umanità in perenne attesa di “rimbalzare nel proprio brodo”.

Ridere e lacrimare per non essere “serci di se stessi”

Cuoro è un errore. Come Paperino che scivola su una buccia di banana. Come un “dietro delle cose” troppo piccolo per essere letto. Come un brodo nel quale cerchiamo di rimbalzare senza farci sommergere. Cuoro è un errore come un vocabolario che si trasforma in oracolo e ci invita a depilarci, come un continuo borbottio che ci trasforma in “pentola di fagioli di noi stessi”.

Cuoro Foto di Manuela Giusto

Un errore inevitabile ma necessario che diventa scudo contro l’alienazione. “L’errore è un inciampo necessario, una possibilità, uno scrigno – ci racconta -. Cuoro è a sua volta un errore, la deformazione di una cosa che dovrebbe essere in un modo ed invece è sbagliata. In questo sbaglio, però, c’è sempre la possibilità di essere se stessi”.

Un sé comico, come una caduta casuale su una buccia di banana, che crea empatia, che tesse una trama fra interno ed esterno, dentro e fuori. Uno specchio umano che, parlando di tutti noi, diventa luogo di accoglienza. Cuoro, durante il lockdown, ha espresso tutta la distorsione di una solitudine imposta con una frustrazione comica che l’ha portata a leggere “i dietri delle cose”. “Ho deciso di fare quegli sketch perché mi chiedevo che cosa avremmo fatto in quel tempo dilatato, in quella vita annichilita dalla pandemia”. Una tentativo di rendere comune un sentimento di disagio e malessere, senza puntare il dito, ma condividendo la sensazione di spaesamento. Una difesa contro un isolamento ben più grave: “Bisogna difendersi dalle proprie spinte non tanto individualiste, quanto autoalienanti. E per farlo bisogna stare al mondo, cioè essere imperfetti”.

Cuoro

Un’imperfezione che trova nell’arte uno strumento di consolazione. “Le istanze espressive consolano, l’arte stessa è consolazione da quest’affaccio sul nulla. Siamo tutti a mollo nel proprio brodo nell’attesa di rimbalzare, ma nel brodo non si rimbalza”. Tuttavia si può decidere di non lasciarsi affondare da questo brodo e provare a nuotare fino a trasformarlo con l’arte e la fantasia in una materia gommosa. E sì, persino rimbalzare. Come un cuore elastico capace di non essere impermeabile al mondo.

“A me piace ridere o lacrimare. Senza emozione rischi di essere una pietra, sercio di te stesso”.

Una pietra senza cuoro.

Le foto sono di Manuela Giusto

I video delle performance sono di Luca di Prospero

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