Tutto quello che fa tremare Nadia

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Tremori e macerie, fantasmi che si aggirano famelici nella notte e schegge di vita che si conficcano nel corpo riportandolo ad una nuova nascita. “Trema la notte”, il nuovo romanzo di Nadia Terranova edito da Einaudi, è un atto d’amore nella rovina, un urlo che riempie il vuoto pneumatico lasciato da uno spazio che fagocita il proprio orizzonte. Le storie di Barbara e Nicola, che si incrociano durante il terremoto di Messina del 1908, espandono i confini dello Stretto, diventando immagine universale di una volontà che ricuce gli squarci nel suolo e nel cielo

Tutto quello che resta quando trema la notte

Trema la notte.

Tremano i palazzi che implodono e diventano poltiglia che si mischia al sangue.

Trema il mare che si tinge di nero e si confonde con un cielo che si veste di apocalisse.

Tremano i tarocchi che non riescono ad ignorare destini sconquassati dalla distruzione.

Tremano le mani che si spaccano mentre scavano e tremano le voci, che si zittiscono ingoiando le urla e trasformandole in catene interiori.

Trema la vita. Una vita che perde la propria identità fatta di nomi e legami, di vincoli e spazi. Trema, ma non crolla. Resiste imperterrita, come una statua in mezzo alla marea che si rifiuta di essere travolta dal mare.

Trema e si rigenera. Si ricostruisce dal nulla per attraversare il futuro sulla polvere del passato.

Trema Nadia Terranova, mentre parla della propria terra e di una storia che ne ha modificato il volto e l’essenza. Il suo nuovo romanzo “Trema la notte”, racconta la storia del terremoto del 1908 che ha devastato Messina e Reggio Calabria ed ha costretto gli abitanti a diventare fantasmi di se stessi e ricostruire la propria (r)esistenza. Il libro è stato pubblicato in una data palindromo, il 22/02/2022, così come palindromo è lo Stretto di Messina una culla di miti che è possibile capovolgere ed attraversare all’infinito

Un romanzo sul futuro travestito da romanzo sul passato

“Trema la notte” è frutto di una ricerca storica accurata e dettagliatissima. Un libro che racconta anche l’antropologia della distruzione e la sociologia di una rinascita. Un’opera che guarda sempre l’orizzonte e non si ferma mai alle macerie. “Credo di aver scritto un romanzo sul futuro travestito da romanzo sul passato – ci racconta Nadia -. Ho parlato di quello che avviene il giorno dopo la fine di tutto. Nelle mie opere precedenti guardavo sempre al passato scrivendo di personaggi contemporanei, mentre qui parlo di protagonisti del passato che si proiettano verso il futuro”. Un futuro non scritto e sfuggente, da azzannare ed abbracciare, da costruire mattone su mattone senza pensare ad un terreno che sembra scomparire sotto i piedi.

E il terremoto diventa uno spartiacque, una ferita aperta che non è possibile richiudere e quindi bisogna sopportare. Ed è in questo scenario devastante e devastato che rinasce la magia. Come un mazzo di tarocchi lanciato nel buio che diventa margine ed immagine di una nuova storia da narrare. “Ed è quello che fa la mia protagonista, quando decide di raccontarsi e farsi raccontare”. Partendo da quelle macerie che Nadia conosce bene. “Sono affascinata dalle macerie perché ne ho vissute tante. Mi è capitato di immaginarmi proprio come una ragazza che cammina sulle macerie”. E passo dopo passo riesce a non ferirsi più i piedi, ma inizia a sollevarsi sulla rovina. E tremare per la vita che scorre ed inonda uno stretto nel quale è possibile immaginare un nuovo orizzonte. “Come la notte del mio libro e i miei protagonisti, anche io tremo. A farmi tremare è la letteratura. Tremo per le persone con animo pieno che incontro soprattutto quando riesco ad arrivare in fondo alla loro anima. Questa percezione dell’alterità mi fa tremare”. Come una notte che sembra infinita, ma non può occultare l’alba abbacinante dello Stretto.

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