John Qualcosa: “Sopravvivere agli amanti” è un atto di sensibilità

AmbraMarie Facchetti e Raffaele D’Abbrusco con il progetto John Qualcosa e il primo disco “Sopravvivere agli amanti” realizzano un’opera estremamente cinematografica. Un album denso e poetico, rabbioso e “quasi felice”, proprio come “Una canzone dei Doors”

John Qualcosa: la fragilità come segreto di sopravvivenza

Clementine di “Se mi lasci ti cancello” con i suoi capelli “sfacelo azzurro” che rincorre Adam ed Eve, gli amanti-vampiri protagonisti di “Only Lovers left alive” in uno scenario distopico e cupo tratteggiato dagli sceneggiatori di “Black Mirror”. Un disco che si trasforma in un atlante musicale e cinematografico, che racchiude riferimenti più o meno espliciti e ha la potenza narrativa di un film d’autore e la raffinatezza di un’opera dalle mille sfaccettature sonore. “Sopravvivere agli amanti” dei John Qualcosa è un’opera complessa, densa e rarefatta. AmbraMarie Facchetti e Raffaele D’Abbrusco spaziano dalla canzone d’autore al rock, dall’indie alla sperimentazione.

John Qualcosa
John Qualcosa

Storie intime, fatte di fragilità e rabbia, di sensibilità e fame di vita, di sprazzi di quotidianità ed emozioni straordinarie. “Solo gli amanti sopravvivono, oltre che un riferimento al capolavoro di Jim Jarmusch, è anche un inno a chi è innamorato della vita – ci racconta AmbraMarie -. Gli amanti sono le persone sensibili, le uniche che pensiamo possano portare avanti questo mondo”. Esseri umani che mordono e tremano, che hanno il coraggio di scuotersi e riescono a convivere con la propria irrequietezza. La stessa dei John Qualcosa: “Il nostro rapporto con la normalità è strano, ho capito che la mia normalità è essere irrequieta. Spesso comporre musica è come psicanalizzarsi e sono arrivata alla conclusione che sento il bisogno di avere radici, ma al tempo stesso di essere libera di scappare da queste ultime”.

John Qualcosa
John Qualcosa

Il rumore come necessità di sopravvivenza

“I ricordi sono le favole degli illusi”. Come i giorni che scivolano come polvere fra le mani. “Secolo di polvere” è uno dei manifesti del disco, una canzone sull’oblio e al tempo stesso sulla memoria, su una disillusione alimentata dalla nostalgia. Una canzone rumorosissima nel suo andamento musicale quieto e quasi rassegnato. Ed è proprio il rumore uno dei cardini dei John Qualcosa. Un rumore che diventa metafora di passioni irrisolte o di destini da riscrivere lontano da tutti. Il frastuono di un sopravvivenza voluta, desiderata, per la quale si è lottato fino all’ultima stilla di sangue, proprio come un vampiro assetato che non riesce a soddisfare la propria brama.

“Questo rumore è quello che sento nel mio stomaco, una cosa necessaria per continuare a sopravvivere. Per i sopravvissuti non esiste una sinfonia, c’è soltanto questo rumore, in grado di scuoterli e farli andare avanti”. Proprio come uno “sfacelo azzurro” che restituisce alla memoria quello che è stato cancellato superando ogni convenzione.

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