La pancia è un cervello col buco

storie di donne raccontate da Gabriella Martinelli

Un album che è femmina. È femmina nella potenza, nella schiettezza, è femmina nei modi e nel linguaggio. È femmina e plurale. Non perché canti di donne, ma perché combina leggerezza ed entusiasmo, passione e riflessioni, realtà immaginata e sogno.

L’urgenza e la necessità

Un disco cantato con sincerità, e con un’attitudine vocale urgente. Gabriella Martinelli ha voglia di dire, e, a volte, la sua voce è così forte che sembra voglia squarciare la gola.
Racconta di dinamiche note, di spazi in cui si collocano i sogni e le paure delle sue protagoniste. Fotografa con la musica otto storie e quei gomitoli di pensieri in cui tutti spesso ci troviamo imbrigliati.

Otto storie raccontate anche dai disegni di Antonio Pronostico che, nel booklet del disco attribuisce una figura ad ogni storia del disco.

Gabriella canta con leggerezza di Casimira, di Erica, di Mary e di donne che, tra dolci e pensieri sconci, sanno essere le storie di tutti. Otto donne, vere o sognate, che con ironia e sagacia sanno gestire, più o meno goffamente, l’incedere di quella fragilità mai ostentata, che è in grado di regalare salvezze e comprensione.

La forma di un abbraccio

Gabriella Martinelli e la sua band, Andrea Jannicola alla chitarra e Paolo Mazziotti al basso, fanno un viaggio con il corpo e dentro il corpo per raccontare di pance, di cervelli, di “piccolezze” tanto grandi da riempire il palco e lasciare tutti meno fragili.

La loro musica abbraccia, stringe e si allunga verso generi e contaminazioni.

Blues, rock, reggae e ritmi tradizionali. Ne “La pancia è un cervello col buco” c’è tutto: ci sono radici pugliesi, viaggi e sapori. Ci sono spazi di crescita e silenzi delle note di un assolo al pianoforte. Ci sono i singhiozzi del ritmo sincopato e la malinconia della gola che canta.

La loro forza è proprio quella capienza di anima che, senza pudore, viene suonata e svuotata, esibita sul palco con generosità e senza timore di giudizio. Il loro live è un abbraccio consolatorio regalato a chi ascolta.
A chi non avrebbe mai immaginato che quella sensazione di essere “così sottile da cadere”, poteva anche non far paura.

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