La Sad: Non Parlarne è un suicidio

Un unico messaggio per raccontare tre storie diverse con lo stesso tragico finale. La Sad con “Autodistruttivo” porta il tema del suicidio e della sua prevenzione al Festival di Sanremo. Con tutto il coraggio e la sfrontatezza del punk

Sentirsi vivo dentro sto casino

Il punk non è una cresta, un abito, uno scheletro. Non è il trucco sgargiante o dark sugli occhi, né uno spillone appuntato in direzione del cuore. Il punk non è un modo d’essere, è un’essenza, una scintilla vitale dentro il casino che asfalta ogni respiro. E’ rischiare di annegare fino a quando non si riesce a respirare sott’acqua. Il punk è un messaggio. Diretto, senza premesse, improvviso come un conato e lacerante come un pugno. E i La Sad al Festival di Sanremo sono stati punk. Non per il look fin troppo citazionista, ma per la potenza di un messaggio su un foglio bianco. “Non parlarne è un suicidio”.

Il loro brano, “Autodistruttivo”, si è concluso con tre storie su altrettanti cartelli: “Giulia, 16 anni. Non so perché lo faccio”, “Andrea, 18 anni. Non siete voi, sono io”, “Alda, 33 anni. Io so solo che non voglio più soffrire”. Tre storie di vite distrutte che potrebbero sfociare nell’autodistruzione ma che possono anche aprirsi e ricomporsi di fronte a spiragli di ascolto. “Non parlarne è un suicidio” perché il silenzio di una stanza, di una strada, delle viscere può uccidere e strozzare. Il dialogo e l’ascolto è l’unica forma reale di prevenzione. E dentro il casino di Sanremo, per pochissimi secondi siamo riusciti ad ascoltare le voci di Giulia, Andrea ed Alda. Voci di anime vomitate, ma vive. Vive come il loro urlo punk.

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