Lo Stato Sociale: Lo stupido sexy futuro di un live

Lo Stato Sociale ha portato “L’atteso tour di anteprima di un disco bellissimo” al Monk, per presentare il nuovo album (Stupido Sexy Futuro) atteso per questo maggio. Un tour composto da undici date, quasi interamente sold out.

Bruciare sempre spegnersi mai

Divertirsi, divertire e odiare i ricchi. Lo dicono proprio così, in modo esplicito e diretto, non ci sono metafore o fronzoli, solo sincerità e il desiderio di non essere altro che se stessi. Lo Stato Sociale critica una società in 2D, plasmata su degli archetipi immobili, su ingranaggi stanchi e su un capitalismo sfrenato, privo di qualsiasi umanità, nel quale l’amore inteso come relazione romantica non salva, ma è parte integrante del sistema. L’atto di emozionarsi come gesto rivoluzionario, in antitesi con la freddezza dell’abitudine.


Anche la scelta di esibirsi al Monk non è casuale. La band si nutre dello scambio con il pubblico, è la linfa vitale del live, che non è solo un concerto ma un luogo in cui avviene un concerto, in cui si crea, si distrugge e si ride, come ad una cena tra amici. Lo Stato Sociale è la scelta di suonare al Monk, nonostante la possibilità di riempire i palazzetti.

Foto di Stefano Bazzanno


Questo tour è un divisorio tra quello che è stato e quello che sarà. Un tour al contrario, perché il nuovo disco deve ancora uscire, ma Lo Stato Sociale ha una voglia matta di suonare, e quindi suona. “Tutti i miei amici” (canzone contenuta nel nuovo album) racconta la storia della band. È il brano che unisce i puntini di dieci anni di carriera, durante i quali la musica italiana ha subito cambiamenti immensi, è caduta, si è rialzata a fatica, è stata deturpata dalla società dello spettacolo. Nasci rockstar, muori giudice ad un talent show. Una canzone capsula del tempo, che narrando una storia personale finisce per raccontare la storia di una generazione intera. Compaiono nomi di artisti come Nicolò Carnesi, Aimone Romizi, Appino e Calcutta.

Foto di Jessica De Maio

Cosa possiamo aspettarci, quindi, da Stupido Sexy Futuro? Sicuramente i regaz di sempre, indisciplinati e autoironici, sfacciati e anticapitalisti. Un album che celebra ancora una volta, nonostante tutto, la voglia di vivere e di arrabbiarsi, di riappropriarsi del futuro che ci è stato levato. In poche parole, di bruciare sempre e spegnersi mai.

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