Lucha Y Siesta: l’antiviolenza non si processa

Un processo politico, che diventa un attacco ad una delle realtà più necessarie della Capitale. Martedì 10 gennaio l’Associazione Casa delle donne Lucha Y Siesta è chiamata in tribunale per l’occupazione dell’immobile di via Lucio Sestio, una struttura che ha permesso a migliaia di donne di trovare una casa, un lavoro, un luogo per ricominciare a vivere dopo un percorso fatto di violenza ed abusi. Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa dell’Associazione e invitiamo tutti i nostri lettori a sostenere un percorso tanto necessario quanto rappresentativo dell’idea di bene comune.

“L’Associazione Casa delle donne Lucha y Siesta è chiamata in tribunale per l’occupazione dell’immobile di Via Lucio Sestio, dove centinaia di donne hanno trovato una casa, un lavoro, un luogo di ripresa sicuro. Nonostante una precedente assoluzione per la medesima ipotesi di reato, nonostante l’acquisto dell’immobile da parte della Regione Lazio, la giustizia procede agendo una finzione che scarica su una sola persona (la Presidente dell’Associazione) la responsabilità di decine di attiviste e centinaia di persone che hanno per anni operato gratuitamente a favore delle donne che qui hanno trovato una stanza tutta per sé e della comunità che in essa si identifica.

Una comunità che, oltre a sostenere il peso del processo, vede la politica non dare seguito alla delibera votata in Giunta regionale per proseguire, a Lucha y Siesta, un progetto contro la violenza di genere attraverso il comodato d’uso gratuito, a conclusione di un percorso trasparente che tutela un bene comune altrimenti svenduto agli interessi privati dentro il Concordato Atac.

Una politica distratta, lacunosa, incostante, preda della tecnica, delle attese, dei ricorsi e delle scadenze elettorali. 

Invece, è ancora possibile unire una storia unica con una pratica da replicare.

Per stare dalla parte di chi combatte per i diritti di genere e i diritti umani, dalla parte di avvocate, psicologhe, operatrici delle reti antiviolenza che sentono di essere criminalizzate per identificarsi con ciò che Lucha y Siesta è oggi.

Per ribadire che le pratiche femministe, transfemministe e laiche sono le uniche in grado di contrastare la violenza di genere perché nate nelle lotte per l’autodeterminazione e la libertà.

Per sostenere chi ha dimostrato che l’antiviolenza è solidarietà e sorellanza per il cambiamento, e non un mercato economico per il Terzo settore.

Ci vediamo il 10 gennaio presso il Tribunale di Roma per una conferenza stampa. Chiederemo insieme l’emissione di un’immediata pronuncia assolutoria e ci confronteremo sull’urgenza del protagonismo della politica per la conclusione del riconoscimento di Lucha y Siesta Bene Comune. 

Saremo quindi a Piazzale Clodio alle ore 10 con alcune delle protagoniste del contrasto alla violenza di genere, che contribuiranno a fare il punto sulle misure in atto a livello locale, nazionale e internazionale e sulle criticità evidenziate dai rapporti prodotti dalle organizzazioni antiviolenza”.

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