Lucio Leoni: la musica liquida, oltre la forma

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Nessun confine fra parole e musica, testi ed immagini, suoni e spazio. Lucio Leoni con “Dove sei pt.2” si conferma come un alchimista della canzone, un rabdomante della sperimentazione. Ogni sua canzone è un atto di fiducia e rispetto nei confronti di un’arte purissima, in continua evoluzione. Un atto di fiducia proprio come quello di “San Gennaro” l’ultimo video estratto da “Dove sei pt.1”.

Lucio Leoni: la musica è come l’acqua

Note che scorrono come un fiume in piena, che sfondano argini, invadono le strade, ridefiniscono la geografia musicale preparando nuovi sentieri. E la musica libera come l’acqua. Libera di assumere forme sconosciute, di plasmarsi e plasmare, inafferrabile e sfuggente. Lucio Leoni è un rabdomante della canzone, in perenne ricerca dell’essenza più cristallina della musica, consapevole che i suoni, proprio come l’acqua, non possono essere addomesticati o incanalati in flusso, perché altrimenti rischiano di prosciugarsi, di desertificarsi.

Lucio Leoni – foto di Marta Coratella

“La musica ha una deformazione professionale diretta che è quella di non star ferma – ci racconta -. Se continui a lavorare su canoni fissi l’ammazzi e non hai possibilità di vederne le prospettive”.

La nostra intervista a Lucio Leoni

I canoni imposti e la tradizione, in questo senso, devono necessariamente essere un punto di partenza e non di arrivo: “Il fatto che le note siano sette e che alla fine finiranno tutte le combinazioni possibili è una grandissima cazzata. Se decidi che esistono forme fisse e non ci sono altri modi per ragionare su come raccontarsi e come raccontare storie, su come svelarsi, su come levarsi le maschere, su come condividere dolori, passioni, attenzioni carezze, uccidi un percorso possibile di un’arte. La deformazione principale della musica è che non la puoi lasciar ferma, la devi assecondare nella sua ricerca. Il suono è come l’acqua che entra in tutte le parti, se la blocchi si ferma. Quando è in movimento rappresenta evoluzione, conoscenza, spirito, volo, salute salvezza”.

Lucio Leoni – foto Marta Coratella

“Mi piace moltissimo giocare con la musica”

Un testo che diventa una sceneggiatura. Un video che si trasforma in un film. Una linearità da ricostruire e ricomporre, una linea del tempo da riannodare. “Nastro Magnetico”, con la collaborazione dei Mokadelic, è il brano simbolo di “Dove Sei pt.2”. Un non-film sonoro che si trasforma in una sceneggiatura per immagini (immaginaria? immaginata?), in un corto d’autore nel quale i gesti diventano trama e la trama assume le forme della descrizione.

Nastro Magnetico

“Mi piace moltissimo giocare con le forme delle arti e mi piace moltissimo giocare con gli altri, perché il gioco si fa insieme – ci spiega -. Mi è capitato di scrivere questa cosa sotto forma di sceneggiatura e ho pensato di dilatare la forma canzone e superare l’idea di strofa e ritornello. L’idea interessante di lavorare con la musica è quella di andare a cercare quali siano i confini della materia e delle forme che diamo per scontate. È nata così a collaborazione con i Mokadelic”.

E partire cos’è? Un’opzione o una scusa o la necessità di provare qualcosa.

E dai, partiamo io e te in una notte sospesa

Come due pantere, partire è la nostra autodifesa”

Tutto “Dove sei pt.2” è una forma di scudo di difesa, per proteggere l’ascoltatore, per deviare i dardi del conformismo e della banalità. Un album che rispetta l’arte non definendola ed ingabbiandola. Non recintandola in un confine.

E allora forse è vero che non siamo normali

e di sicuro col cazzo che siamo tradizionali”

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