Margherita Vicario presenta “Giubbottino”: un singolo che “spacca il cervello”

Margherita Vicario prepara il lancio del nuovo attesissimo album con un ennesimo singolo sorpresa che, ancora una volta, apre un’altra strada nel suo percorso musicale. “Giubbottino” è un gioco di specchi rovesciati, una canzone sulle evoluzioni e rivoluzioni del potere. Un brano che riscalda come un giaccone, ma che lascia nudi. Letteralmente in mutande

“E non è come in un porno, porco mondo è molto meglio”

Margherita Vicario non è una cantante che si accontenta di un ritornello catchy, di uno special ruffiano o di un impianto sonoro ultrapop. No. A Margherita piace fare “all-in” con ogni singolo. Scommettere sempre e comunque, anche con il rischio di far perdere ogni punto di riferimento ai propri ascoltatori.

E così dopo aver ucciso la trap in “Abauè”, aver scritto una canzone di “geografia umana” come Mandela e aver aggiornato in versione 3.0 la tragedia shakespeariana con “Romeo”, Margherita ritorna con “Giubbottino” un singolo che, come in un gioco di specchi al contrario, fornisce una visione dei rapporti umani che distorce la distorsione attuale. Una prospettiva che, come suggerisce il ritornello, “non è come in un porno, porco mondo è molto meglio”. Una visione quasi pornografica, che non ha paura di nascondersi, di eccedere, di rendersi beffa della società attuale, dei modelli e di chi per questi modelli si costringe a cambiare.

Margherita Vicario
Margherita Vicario

Una canzone che parla di uniformazione ma che rappresenta un inno contro la standardizzazione dei giubbottini ed occhiali da sole sempre uguali.

Un video lynchiano

La canzone è inscindibile dallo splendido video realizzato da Francesco Coppola. Le immagini che accompagnano il pezzo, prodotto da Davide “Dade” Pavanello (Linea 77) e Dario “Dardust” Faini, introducono ad un immaginario quasi lynchiano. La sfilata di uomini, le espressioni che assumono caratteri sempre più distorti, ricordano alcuni tratti fotografici di “Mulholland Drive”, mentre i singoli tagli sui volti richiamano al Von Trier di Nimphomaniac. Entrambi registi della distorsione, della psicologia estrema, dei doppi, degli specchi rotti che riflettono schegge di personalità.

Margherita Vicario
Margherita Vicario

“Giubbottino” – spiega la Vicario – è per tutte le parole che mi sono strozzata in gola con i miei amori, amanti, uomini. Per tutti quelli che fanno i fighi con i giubbottini e gli occhiali da sole. Per quelli che sembrano interessati e interessanti, ma in realtà non ti vedono e non ti ascoltano. E non riescono a entrare in contatto profondamente, anche solo per una notte magari, ma profondamente. Giubbottino è una cavalcata, divertente e imperfetta, molto meglio di un porno. È una canzone perfetta per iniziare questi anni ‘20 del 2000 perché sarà il decennio delle donne, per questo mi permetto di dire loro la mia”.

“Giubbottino” è tutto questo e molto altro. Apre un mondo che, conoscendo Margherita, non sarà mai uguale al successivo.

Non ci resta che attendere.

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