Margherita Vicario: la Magia in un mondo impazzito

Margherita Vicario pubblica il nuovo singolo “Magia”, l’ultimo tassello del progetto Showtime, che abbina musica, video podcast e performance di danza. La canzone, scritta dalla cantautrice e da Andrea Bonomo e prodotta da Dade, è una riflessione sulla guerra vista attraverso gli occhi di un bambino che rischia di perdere l’incanto del suo sguardo magico.

Un altalena che dondola da sola

Immaginare la magia camminando sulle macerie, chiedere che gli occhi ritornino a guardare la realtà come era prima, attraversare luoghi non più familiari con l’immaginazione che li trasforma in enormi spazi per una nascondino. Sentirsi traditi, nonostante da piccoli non sia possibile neanche immaginare l’idea di tradimento. Capire che tutto è cambiato, e forse non tornerà mai, guardando un’altalena che per la prima volta dondola da sola nel vuoto. Margherita Vicario con il suo nuovo singolo “Magia” è riuscita a parlare agli adulti raccontando la guerra attraverso gli occhi di un bambino costretto a migrare ed abbandonare tutto quello che indentificava con l’idea di “casa”.

Margherita Vicario ci avvicina a quello che spesso non riusciamo a guardare per paura, vigliaccheria o sensi di colpa. I bambini tutti in fila come uno squadrone militare che marcia sulle macerie di un mondo impazzito, gli aerei che diventano oggetti da temere e non più misteri da ammirare a bocca aperta, le bombe che si trasformano in fuochi d’artificio, sempre paurosi, ma più facili da immaginare. Perché a quell’età è possibile concepire soltanto la luce, per quanto rumorosa e non la distruzione.
Tutto viene traslato attraverso gli occhi dei piccoli, l’unica cosa che non è possibile immaginare è la violenza di esseri umani contro gli altri, il furore cieco della guerra.

E nel fumo che ingoia le auto e le case, nelle girandole che ruotano e bruciano tutto, emerge quella consapevolezza che dovrebbe venire fuori solo da adulti e la necessità di nasconderla subito. “Dimmi anche una bugia, portami via”. Un’inversione di ruoli ingiusta, brutale, disumana. Che cancella ogni forma di magia. E l’unica ipotesi di futuro, seppur lontanissima, affiora sulle labbra impolverate: “Sai che a me piace ridere”.

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