MAXXI: porte (ri)aperte sul mondo

Il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma riapre al pubblico ed estende fino a marzo la programmazione interrotta a settembre scorso, con prime assolute come GIOVANNI GASTEL. The people I like a cura di Uberto Frigerio e con allestimento di Lissoni Associati

Bebe Vio – Giovanni Gastel

L’arte ci rimette in piedi

Rivedere i cancelli del Maxxi aperti al pubblico, il personale di sala emozionato dietro la divisa nera e tornare a respirare la sensazione eterea di camminare per corridoi immensi circondati da arte è stato inebriante.

Un palpabile desiderio di normalità si diffonde negli spazi rimasti vuoti troppo a lungo. Sarà il suono dei passi dei visitatori, saranno i sorrisi nascosti dietro le mascherine e la sicurezza dei protocolli d’accesso rigorosi e puntuali ma tutto è apparso familiare e al tempo stesso nuovo.

Corpi, edifici e oggetti che scorrono su una parete di pixel prima percepita come contenitore, ora prendono forma e si riappropriano del loro spazio in una percezione nuova. I lunghi mesi di assenza e la nuova la dimestichezza con la tecnologia hanno sbriciolato la cortina di vetro che faceva di un’immagine una rappresentazione rendendola esperienza primaria.

La potenza della presenza

In questa prospettiva, la video installazione a nove schermi del regista britannico Isaac Julien, dedicata all’architetta italo-brasiliana Lina Bo Bardi, rimanda allo spettatore, attraverso il suo gioco di suoni e luci che si rincorrono sugli schermi, la potenza dell’essenza e della presenza dei soggetti. La sensazione di dilatamento e compressione di tempo e spazio che ha contraddistinto la nostra recente quotidianità ritorna scevra dell’ansia da isolamento e si fa narrazione di una biografia aggrovigliata.

Il disordine della linea temporale diventa libertà di composizione della vita percepita e ricordata nelle parole della stessa Lina Bo Bardi: “Il tempo lineare è un’invenzione occidentale. Il tempo non è lineare, è un meraviglioso groviglio in cui, in ogni momento, si possono scegliere punti e inventare soluzioni, senza inizio né fine”.

Lina Bo Bardi – A marvellous entanglement

Lo sguardo, specchio della nostra umanità

The people I like racconta il mio mondo, le persone che mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l’anima” dice Giovanni Gastel. Innumerevoli sguardi si rincorrono lungo un allestimento a parete di circa 125 metri. La timida osservazione diventa incontro, poi momento prezioso e intimo che risveglia la voglia di storie, condivisione, unicità e contatto fino a diventare pura curiosità per lo sguardo dell’altro rivelato, finalmente, nella sua interezza.

Tiziano Ferro – Giovanni Gastel

Il bianco e il nero dei ritratti diventa eterno promemoria della presenza di quei corpi e di quelle anime che ci sono sembrati così lontani. Un corridoio di volti che sembrano voler scappare dalle cornici e al contempo invitarci al loro interno per farci sentire sulla pelle la calda sensazione della folla e delle storie che si possono ancora incontrare.

E sguardo dopo sguardo è impossibile non accorgersi di come l’intero museo brulichi di incredulità e timida felicità per la riapertura di uno spazio prezioso ed essenziale per tutti.

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