Strategies for a revolution. A Roma la contestazione pop di Obey

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Immagini pop, colori freddi con guizzi irriverenti e figure note e ben definite. Strumenti rassicuranti per gridare messaggi scomodi. Una tecnica artistica che è la cifra stilistica di Shepard Fairey, in arte Obey. L’autore del famoso poster HOPE di Obama, simbolo della campagna presidenziale statunitense, torna a Roma con una selezione di opere dal titolo Strategies for a revolution.

Nella sede della Wunderkammern in via Giulia 180, che si aggiunge a quella storica di Tor Pignattara, la mostra conferma la galleria d’arte urbana come punto di riferimento della Street Art italiana. Fino al 22 febbraio, l’esposizione di opere inedite di Obey Giant, curata da Giuseppe Pizzuto, apre il calendario di mostre per l’anno 2022.


Obey: Contro il sistema, con le armi del sistema

Impertinente, sfacciato, volutamente politicamente scorretto. Obey è l’artista del nostro tempo, ma anche di quello passato e futuro, con opere tanto riconoscibili quanto, poi, ermetiche. Tanto gridate quanto custodi di dettagli profondi. 

“Nonostante sia un acceso critico del sistema – spiega Giuseppe Pizzuto, curatore della mostra – Shepard invita a giocare con gli strumenti che lo stesso sistema mette a disposizione. È il motivo per cui abbiamo titolato la mostra Strategy for a Revolution”.

Justice Woman – una delle opere esposte alla Wunderkammern

La mostra ruota attorno a temi che hanno come minimo comune denominatore il potere, da sempre protagonista della poetica di Shepard Fairey. Un potere rappresentato in tutte le sue sfaccettature e accezioni: sia come forma di tirannia politica, che di spinta in grado di liberare le masse dagli oppressori. “Shepard – commenta ancora Giuseppe Pizzuto – punta a travolgere lo spettatore con il suo immaginario e con il suo linguaggio ironico, propagandistico, iconico. L’energia che viene sprigionata dalle immagini, indipendentemente da quante volte abbiamo l’impressione di averle “già viste”, è sempre sorprendente”.

Oltre la folla indistinta in uno specchio di identità

Strategies for a revolution riesce a toccare questioni sociali e umane che si rivelano in ogni spettatore e sfiorano corde intime e personali. Il richiamo alla massa dettato dall’estetica pop, qui ritorna come un boomerang a colpire la fronte dell’individuo che davanti alla forma propagandistica non può più nascondersi tra la folla. Adesso è obbligato a intravedere il dettaglio, a cercare una traduzione. A leggere lo slogan, forse per la prima volta, e accorgersi che non è quello che si aspettava. Non si tratta di réclame commerciali, né di fatua propaganda politica. In quel collage, in quella serigrafia sull’alluminio, c’è la sua stessa faccia, come allo specchio, adesso imbavagliata con la bandiera USA, adesso di donna a rappresentare la giustizia umana, adesso di ragazzo dai tratti orientali, con il braccio alzato e le dita della mano a dichiarare V di vittoria.

To rise awareness

La grandezza di Obey sta nel riuscire a bilanciare perfettamente un visual estremamente attuale con dei contenuti di protesta sociale che dicono: To rise awareness. “Quello che arriva allo spettatore è l’immaginario visivo che Shepard utilizza per lanciare determinati messaggi”. Chiarisce il curatore della mostra, “L’artista prende il linguaggio della propaganda politica e lo innesta per rappresentare contenuti opposti, come il social awareness e l’environment awareness. Questa è la sua cifra stilistica, mischiare il linguaggio preciso e puntuale con un certo tipo di comunicazione che riprende lo stile ad esempio della pubblicità anni Cinquanta”.

Una rivoluzione umana

Ed è proprio la semplicità dell’immagine pop anni Cinquanta che permette a Obey di scavare nel profondo degli occhi di chi guarda. Come a volerci tirare in faccia la banalità del mondo complesso. Quel mondo contemporaneo che non è poi tanto diverso dal passato, quando lo Zio Tom reclutava giovani militari americani. Quel mondo che oggi volta lo sguardo di fronte alla crisi climatica già in atto, di fronte al potere distruttivo del compromesso politico mortale, di fronte alle oppressioni silenziose e le voci annegate. Quel mondo aspetta ancora la sua rivoluzione. Una rivoluzione umana che rifiuta l’indifferenza e apre gli occhi di una sensibilità ancora non a tutti conosciuta.

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