Once upon a noise: la vera storia di Babbo Natale

Come ogni giovedì la nostra rubrica “Once upon a noise” vi accompagnerà nella scoperta del lato nascosto delle favole. Un’interpretazione moderna e anticonformista, a cura di Melasilviete, di grandi classici e personaggi che ci hanno accompagnato durante l’infanzia. E oggi non poteva che essere il turno di Babbo Natale!

Once upon a noise: chi è Babbo Natale?

C’era una volta un uomo sulla cinquantina, un po’ brizzolato e qualche chilo lontano dal suo peso forma, si chiamava Natale.

Era stato appena licenziato e doveva assolutamente trovarsi un nuovo lavoro. Dopo ore di ricerca su internet aveva capito che c’era un gran bisogno di cartomanti e di venditori, ma lui sapeva leggere le carte solo col metodo Jodorowsky e non era un tipo spigliato con gli sconosciuti. Il più delle volte quando voleva mandare le persone a quel paese, reprimeva la sua rabbia e rideva profondamente: “Ho, ho, ho!”

I problemi al volante di Babbo Natale

Un suo amico gli disse che dove lavorava lui, al nord, c’era bisogno di nuovo personale per le feste, l’unico requisito richiesto era la patente.

Natale non era mai stato così felice di aver superato l’esame di guida da giovane, ma soprattutto di averla ripresa dopo il ritiro di un paio di anni prima. In effetti Natale aveva un debole per il Nero d’Avola. Il 25 dicembre del 2016, dopo pranzo, aveva alzato un po’ il gomito, e invece di andare a piedi da casa dello zio Santuzzo alla sua, decise di prendere l’auto, nonostante la distanza fosse di appena 370 metri. Ovviamente lo fermarono.

Aveva anche la revisione scaduta. Aveva anche i fari spenti. Aveva anche lo specchietto retrovisore rotto. Aveva anche inspiegabilmente superato il limite di velocità. Aveva anche il cellulare in mano e stava mandando un vocale di dieci minuti. Aveva anche il cugino carabiniere, ma quando ? troppo ? troppo!

Comunque la patente adesso era nel suo portafogli e poteva andare a fare il colloquio. Natale si trovò davanti alla commissione per le risorse umane dell’azienda. Tutti lo fissavano annoiati e allo stesso tempo desiderosi di trarre conclusioni sul suo conto per andarsene a pranzo.

“Buongiorno, lei è ???”.

“Natale Claudio sono!”.

“Qual è il nome???”.

“Natale!”.

“E il cognome?? “.

Natale rise profondamente ? “Ho, ho, ho!” cosa voleva dire questa risata lo abbiamo già approfondito.

“Mi elenchi i suoi punti di debolezza?”.

“Picchi??? ? Così saprà quanta consapevolezza c’è in lei? ?E ora ci dico che porto sempre ritardo!? Mica babbo sono!?”.

Babbo Natale e il colloquio di lavoro

L’intervistatore sillabando sottovoce mentre scriveva come se Natale non potesse sentirlo: “Il can-di-dato se-mpre in ri-tar-do e un po’ ba-bbo”.

Alzò la testa e proseguì a domandare: “Come mai è tanto interessato a questo lavoro??”.

Natale stupito per quello che aveva scritto il suo esaminatore cercò di tirare fuori qualche asso nella manica per recuperare:

“Mi piace assai guidare la macchina nel traffico della città”.

Di nuovo l’addetto alle risorse umane sillabando sottovoce: “Il ba-bbo è a-u-to-le-sio-ni-sta”, poi sorridendo falsamente disse “Si descriva in tre parole”.

Natale aveva tanto voglia di descrivere quel tipo con una sola parola, “minchiadimare”, ma continuò ad impegnarsi per trovare qualcosa che lo tirasse fuori dal minestrone di babbionate che aveva detto.

“Travagghiaturi, bonu e puntuale sono”.

La penna dell’addetto sembrava però stregata e scrisse “ba-bbo bu-gia-r-do”.

Once Upon a noise – artwork by Gubrin

Il vero lavoro di Babbo Natale

Ultima domanda e poi passiamo di corsa di corsa alla simulazione: “Perché dovremmo scegliere lei?”.

Natale sapeva che quella era una delle ultime chance e tirò fuori il meglio di sé: “Nascii pi puttari riala, tutti u sapiino”.

Fi-nal-men-te u-na giu-sta.

Dopo una breve simulazione in cui doveva convincere una vecchietta di ottantacinque anni a firmare col dito sul pod digitale il ritiro del pacco del vicino di casa al quale non parlava perché lasciava sempre il portone aperto, misero un timbro sulla sua domanda di assunzione e davanti a Natale Claudio scrissero, per ricordarsi bene di lui, “babbo”: Babbo Natale Claudio.

Come sapete tutti, lo assunsero e gli diedero una lista lunghissima di regali da recapitare. Lo mandarono con un furgone per tutta la città a suonare ai campanelli, scavalcare cancelli, calarsi nei caminetti, parcheggiare in doppia fila, in tripla fila, finanche in quarta fila o sulle rotonde, tutto questo in nome della consegna e di uno stipendio a provvigione.

Ecco chi è Babbo Natale, un corriere che di cognome fa Claudio, non Claus, come qualcuno vuole farvi credere.

Talmente buono che si dice sia un santo, ma siccome porta i capelli lunghi, alcuni simpaticoni lo chiamano Santa, ed è talmente veloce che si è aggiudicato il titolo di Prime, ma quando gli chiedono se gli piace il suo lavoro, risponde con una risata profonda

“Ho, ho, ho!”.

(Testo e vignetta di Melasilviete)

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