Paolo Isabettini: #iononsolamodah ma provo a raccontarla

Architetto, maker, creativo, influencer e grande appassionato di modah, rigorosamente con la h finale. Paolo Isabettini sui social racconta con ironia e profonda intelligenza ogni aspetto della sua vita: dai #tutorialacaso (un must per chi intende fare attività fisica fra le mura domestiche è #cardioacaso) alla passione – spesso non ricambiata – per il fashion. Lo abbiamo incontrato in occasione Altaroma, la kermesse romana che ha descritto con un taglio inedito attraverso i suoi video e stories

Paolo Isabettini: dai social alla passerella

Una passerella, una falcata prima decisa e poi, via via, più incerta. Una caduta a conclusione di una catwalk memorabile. Una delle ultime sfilate, anche se non annunciata dal programma, di Altaroma è stata quella di Paolo Isabettini, che ha chiuso la kermesse romana ripercorrendo i passi delle decine di modelle e modelli avvicendatisi nella tre giorni di moda capitolina. Paolo è un creativo e un influencer al quale piacciono le contraddizioni e che si veste d’ironia: appassionato di moda e stile, ha descritto Altaroma sul suo profilo Instagram lanciando l’hashtag #iononsolamodah.

Dalla scelta personale degli abiti alle prove “generali” in corridoio, dalle descrizioni ultrafast degli showcase, a pillole sgargianti degli eventi: un condensato di ironia, sagacia, intelligenza e…conoscenza della moda. Anzi della modah (l’h oltre essere d’obbligo, deve essere anche rigorosamente aspirata. “Non so la moda(h) perché penso, come moltissime persone, di avere l’umiltà di non conoscere tutto il mondo che mi circonda – ci racconta Paolo -. Il personaggio che racconto sui social è aderente a quello che sono nella vita di tutti i giorni. La realtà raccontata su Instagram è una telecamera che si accende soltanto in determinati momenti della giornata. La comunicazione social è istantanea e non è facile essere fasulli h24”.

Gli abiti sono la nostra seconda possibilità

Anche se dice di #nonsaperelamodah, Paolo la ama e, soprattutto, è consapevole della funzione decisiva degli outfit sulla persona, sul suo modo di essere ed interagire con la realtà. “Vestendomi posso assomigliare all’immagine interiore che ho di me, è come avere una seconda possibilità ogni mattina – ci spiega -. Un abito non è qualcosa da acquisto compulsivo, ma è un elemento che rientra nella nostra sfera più intima. Può aiutarci a cambiare, ad avere una diversa percezione di noi stessi”. Quasi come fosse una comfort zone cucita addosso, una leggera armatura per affrontare la battaglia di tutti i giorni. Un rumore interiore che diventa suono esteriore. “Il rumore, in questo senso, è qualcosa che attira l’attenzione, un richiamo, un segnale”.

Come il rumore aspirato di quella H in modah. Che diventa coscienza e consapevolezza, ironia e sagacia. #iononsolamodah è un hashtag che nasconde un mondo rumoroso. Un pianeta ultraveloce fatto di stories e sguardi. Ma basta un tap per fermare l’immagine ed immergersi in questa dimensione ed indossarla come una seconda pelle.

O seconda pelleh, rigorosamente con la h finale.

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