Rodrigo D’Erasmo: Il violino rock della nostra musica

L’elogio della contaminazione

Dalle struggenti e violente melodie degli Afterhours alle delicate trame sonore dell’omaggio a Nick Drake con Roberto Angelini, dalle colonne sonore alla progettazione di spazi aperti all’arte, dalla contaminazione di generi alla capacità di mettersi in gioco, sempre. Rodrigo D’Erasmo è, probabilmente, una delle personalità artistiche più complete e debordanti del nostro panorama musicale.

L’istinto, la curiosità creativa, la capacità di innovare e rinnovare interi repertori musicali sono elementi imprescindibili nel suo percorso di ricerca. “Aprirsi da artisti è un esempio. Il piccolo esempio che possiamo dare è quello di contaminarci – spiega -. Credo profondamente nell’importanza di accogliere gli altri, nella necessità di essere un porto, in modo da poter trovare altri porti dove rifugiarci quando c’è bisogno”.

L’ arte, in questo senso, diventa la risposta (l’unica possibile?) per affrontare la realtà. Chiudersi alle sperimentazioni, agli scambi, significa accettare la chiusura imposta dal mondo esterno. E la metafora del porto è quanto mai opportuna: “Spesso abbiamo bisogno di questo porto e se per primi accogliamo gli altri, probabilmente incontreremo più facilmente qualcuno che accolga noi. Si tratta di un piccolo esercizio di apertura che può portare oltre la sfera artistica”.

Non è un caso che Rodrigo D’Erasmo abbracci a capofitto progetti che possono anche sembrare lontani dal suo patrimonio culturale. Il suo violino, in questi anni, ad esempio, è stato la colonna sonora portante del film “Terapia di coppia per amanti” o ha accompagnato ed arricchito i ritmi rap di Ghemon nell’album ORCHIdee.

Il germe della curiosità

Il segreto per non rinchiudere se stessi e la propria arte in una riserva indiana è la curiosità. Un ‘germe’ che rischia di scomparire. “Stiamo perdendo questo connotato importantissimo – dice D’Erasmo -. Abbiamo timore del diverso perché non siamo più curiosi, ci basta quello che abbiamo e difendiamo il nostro orticello, terrorizzati che al suo esterno possa esserci l’uomo nero”.

Una curiosità che passa attraverso la lettura e la bellezza. Una bellezza che Rodrigo, insieme a Manuel Agnelli, ha cercato di aprire a tutti inaugurando a Milano “Germi”. Un luogo di contaminazione, cultura, connessioni e visioni. Una libreria-concert hall che in questi mesi ha ospitato artisti poliedrici come, per citarne due, Zerocalcare e Joan as a Police Woman.

“Il germe più importante è la bellezza, perché rappresenta ancora oggi un’ancora di salvezza per il mondo”. Una bellezza che deve far rumore, che deve scuotere e svegliare: “Sono sempre stato molto affascinato dal rumore in musica e ho cercato di declinarlo in maniera disturbante/poetica. Credo che il rumore possa essere entrambe le cose: possa dare molto fastidio, ma nel suo essere fastidioso, possa anche suscitare delle emozioni che non potrebbero essere prodotte in altra maniera”.

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