Kate Bush e Running up that hill: in viaggio dagli anni ’80 a Stranger Things

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Una corsa forsennata verso la finestra di luce che lascia intravedere lontane le sagome dei ragazzi di Hawkins per fuggire dall’orrore. In sottofondo le parole e la musica di Running Up That Hill di Kate Bush, prima in classifica per ascolti su iTunes negli Stati Uniti e colonna sonora della maggior parte dei video TikTok pubblicati nelle ultime settimane. Un brano, che grazie alla quarta stagione di Stranger Things ha confermato il proprio valore ultragenerazionale

Running up that hill: quella voce che attraversa il tempo e le generazioni

Capelli rossi, occhi profondi e quei pensieri che affollano la testa senza ordine né chiarezza, tra dubbi, domande senza risposte e difficoltà a comprendere un mondo incomprensibile. “Mad Max” Mayfield ha dato volto ad una generazione, quella che gli esperti chiamano GenZ o Post Millennials, che forse lo aveva perduto. Max, con Kate Bush nelle cuffiette e le avventure di Stranger Things, ha saputo restituire un’identità concreta a ragazzi che il walkman lo avevano visto nei banchi delle fiere vintage, che non conoscono l’importanza della matita su una musicassetta con il nastro deragliato.

Una moltitudine di giovani individui, nati dopo l’11 settembre americano, cresciuti con la crisi finanziaria, in una pandemia mondiale che li ha costretti all’isolamento coatto in un tempo di vita che pretende la relazione e la scoperta dell’altro essere umano uguale e diverso da sé. Succede che quella massa di giovani individui ritrovatisi sconosciuti a se stessi per non aver avuto la possibilità di mettersi in rapporto con gli altri, nella primavera 2022, scoprano un’immagine di ragazza che con i suoi capelli rossi, gli occhi profondi e quei pensieri che affollano la testa, in qualche modo gli somiglia.

Succede che lo struggente brano di Kate Bush, Running Up That Hill, che negli anni ’80 raccontava l’incomunicabilità tra un uomo e una donna, le difficoltà di mettersi in relazione nonostante l’amore reciproco fino a immaginare di scambiarsi i ruoli (sociali?) nella speranza di comprensione e soluzione dei problemi, oggi a distanza di quarant’anni, riesce a dare voce, urlata, malinconica, sfinita, a quella generazione di giovani individui a cui è stato negato il diritto alla propria realizzazione nel rapporto con l’altro.

It′s you and me, you won’t be unhappy

And if I only could, I′d make a deal with God

And I’d get Him to swap our places

Be running up that road, be running up that hill

Be running up that building

Say if I only could, oh

You, it’s you and me

Una corsa forsennata verso quella finestra di luce che intravede lontane le sagome di esseri umani uguali e diversi da sé. Sagome di affetti sconosciuti che danno la certezza di tornare alla vita.

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