Il Calore punk di una sigaretta accesa al contrario

Un romanzo di (de)formazione punk, un viaggio musicale e rumoroso nella storia di Kat, un ritratto (im)pietoso della provincia americana, scossa dal furore di un’adolescenza nascosta in case-laboratorio e in stalle diventate spazi di vita. “Una sigaretta accesa al contrario”, secondo romanzo di Tea Hacic-Vlahovic edito da Fandango Libri, è un urlo generazionale, un patchwork di vite che, come una sigaretta accesa al contrario, sono spente e attendono il calore per esplodere.

Punk Noises

Una Jane Eyre con la t-shirt dei Black Flag, una Jo March che si ribella ai conformismi con la colonna sonora dei Ramones, una Christiane F. che riesce ad imbrigliare i propri demoni grazie alla libertà del punk. Kat, la protagonista di “Una sigaretta accesa al contrario”, il nuovo romanzo di Tea Hacic Vlahovic edito da Fandango Libri, è una delle più potenti (anti)eroine della letteratura contemporanea. La sua storia personale di fughe e ritorni, di violenze e riscatti, di morte e nascita, diventa il racconto corale di una generazione alla perenne ricerca della propria anima soffocata dagli abissi del conformismo e di una società sorda. La protagonista cerca e trova la propria dimensione vitale nel punk, nella sua purezza, nel suo non rappresentare nient’altro che l’umanità. Un cammino nel buio che diventa una corsa verso il futuro, uno scatto in avanti per evitare di essere sempre “un bersaglio ambulante”.

Tea Hacic Vlahovic

Un romanzo che non è, però, un’elegia fine a se stessa della comunità punk statunitense, ma che ne seziona i limiti, ne taglia a fette i luoghi comuni e le incoerenze. “Una sigaretta accesa al contrario” nel suo essere un grido di indipendenza, un Do It Yourself della propria esistenza, è anche un atto d’accusa impietoso verso una società che non riesce a distaccarsi dal patriarcato: “Il femminile puro li spaventa, perciò lo calpestano. Prima lo assaggiano, se ne prendono una fetta. Ma non si fermano mica lì. Rubano, scavano e divorano finché non è consumato, esaurito, demolito”.

Lo stile di Tea Hacic Vlahovic riesce a bilanciare tragico e comico, leggerezza e durezza, tenerezza ed irriverenza. Ed è questo equilibrio fra i toni che consente a Kat di assumere una tridimensionalità che la porta oltre le pagine del libro. “Se non hai niente di carino da dire, mettiti ad urlare”, afferma. E il suo urlo nasconde nelle sue vibrazioni un sorriso ed una lacrima. Come una sigaretta accesa al contrario, Kat è un errore, una distorsione nella realtà, ma in questo suo essere distorta riesce a trovare la purezza della propria identità. E a riscaldarsi al calore di un filtro che brucia.

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