Zeta Reticoli: brucia ancora che prima o poi ritornerà

I Meganoidi e Cristiano Godano cantano una versione completamente nuova di “Zeta Reticoli”, una brano diventato un inno generazionale che, a distanza di 20 anni, assume un significato ed un valore ancora più politico

In un lago di sangue detto libertà

Era il 2003, avevamo le ossa e i nasi che ancora stridevano per gli schianti di due anni prima. Avevamo perso tutta la speranza ed era rimasta solo la rabbia. Una rabbia cieca senza direzione, furiosa ma smarrita. Genova aveva affogato la libertà in un lago di sangue. L’illusione nella quale eravamo caduti si era trasformata in un pozzo nerissimo, carnivoro, spietato.

Non si può avere nostalgia di quegli anni, perché la nostalgia abbraccerebbe ricordi manganellati e macellati, cuori da ricomporre, idee che “sono state suicidate”. Eppure, sentendo dopo tutto questo tempo la splendida versione di “Zeta Reticoli” dei Meganoidi in tandem con Cristiano Godano, non possiamo fare a meno di pensare che ci abbiamo provato. Che quel fallimento non è dipeso da noi. Che abbiamo provato a raggiungere un sistema stellare lontanissimo ma più giusto, alieno ma più umano.

Quelli voci che si sovrappongono, quasi logorate dal tempo e dalle urla inghiottite del passato ci raccontano, non parlano oggi delle nostre disillusioni, ma accarezzano e consolano quello che eravamo, la nostra ingenuità, i nostri sogni rotti che abbiamo cercato di mettere in cantina pur proteggendoli in una teca. Niente rimorsi, qualche rimpianto, aspettando ancora il momento per un migliore slancio. Ed una pelle che continua a rigettare quel sorriso trapiantato da bocche riverenti.

Siamo noi, 20 anni dopo. Abbiamo fallito. E tutto questo, sentendo il brano “brucia ancora”. Eppure non smettiamo di guardare quel sistema stellare così lontano. Abitato da tutto quello che eravamo prima di quei maledetti giorni.

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