L’estate ormai si chiude, a dircelo è il sole che scende più veloce all’orizzonte e l’aria fresca della sera prende il posto del caldo torrido. Tra i momenti più vivi di questa stagione resta la grande musica che attraversa l’Anfiteatro Fontana della Billèllera per la quinta edizione del Billèllera – Sorso Music Festival.
Ma dove siamo esattamente? Sorso, una cittadina vicino Sassari, un luogo dove la storia di un borgo olivicolo e vitivinicolo sardo si intreccia a narrazioni popolari e racconti senza tempo. Nel centro storico, l’Anfiteatro incornicia la celebre Fontana della Billèllera, monumento in pietra calcarea risalente al Seicento. La realtà racconta di un’opera fondamentale per la vita quotidiana e l’approvvigionamento idrico della popolazione, ma attorno alle sue acque fresche fiorisce un’ironica leggenda nota in tutta l’isola. Il nome Billèllera deriva dall’elleboro (billelleru in dialetto locale), una pianta spontanea velenosa usata in antico per trattare disturbi mentali. La credenza popolare vuole che chiunque beva l’acqua della fontana venga colto da una dose di geniale e imprevedibile “pazzia”. Il mito trasforma questo luogo in un simbolo di stravaganza, orgoglio e vitalità artistica. Oggi la fontana incontra l’arte e la musica moderna, e l’Anfiteatro raccoglie l’eredità di una terra fiera e piena di passione.

E poi chi è Luigi Frassetto, che cinque anni fa ha ideato il Billèllera – Sorso Music Festival? Luigi Frassetto (nato a Sassari nel 1980) è un compositore, chitarrista, polistrumentista, ingegnere del suono e direttore artistico sardo. La sua biografia artistica è fitta, lavora attivamente come autore di colonne sonore per lungometraggi, documentari, cortometraggi e spettacoli teatrali. Oltre alla carriera da compositore, cura e dirige progetti culturali nel territorio. Luigi Frasetto è originario di Sorso.
Torniamo un po indietro nel tempo. Tutto parte da un momento d’orgoglio e di intuizione: quando Luigi Frassetto viene intervistato per le colonne sonore de I giganti di Bonifacio Angius, il sindaco di Sorso, fiero di vedere valorizzato un talento della propria terra, lo coinvolge per dare vita a qualcosa di unico in città.

Nasce così l’idea del Billèllera Festival, un’esperienza pensata per abbattere le barriere tra i generi musicali. La visione di Luigi rispecchia perfettamente il suo eclettismo artistico: superare i confini ed eliminare ogni forma di snobismo o esclusione. L’obiettivo è regalare un’apertura totale al pubblico.
La struttura della serata resta fedele a questa intuizione fin dalla prima edizione: si parte con la solennità della musica classica, si attraversano raffinati “anelli di passaggio” sonori e si giunge infine alle vibrazioni dell’elettronica. Chi entra nell’anfiteatro per ascoltare un concerto classico finisce così per “inciampare” felicemente nei ritmi contemporanei dell’elettronica, scoprendo mondi apparentemente lontani nello stesso spazio e nella stessa notte.
Dopo quattro anni guidati in solitaria da Luigi, con il contributo grafico di Giorgia Cadeddu, il festival giunge a questa quinta edizione forte di una nuova direzione artistica corale, sostenuta dal talento di tre musiciste: Chiara Cagnoni, Alice Doro ed Eleonora Pili. Una sinergia che rinnova lo spirito originario dell’evento e regala alla città un’altra serata unica.

Sotto il cielo dell’Anfiteatro Fontana della Billèllera, la serata prende vita e incanta la platea attraverso una sequenza di mondi sonori che si sfiorano e si fondono.
L’apertura è affidata al Syn Quartet, con un’ipnotica esecuzione di Drumming che rende omaggio a Steve Reich nel novantennale del celebre compositore americano, avvolgendo i presenti in un ritmo ancestrale e matematico. Subito dopo, il suono magico e ancestrale delle launeddas di Matteo Muscas, cuore pulsante del Folk Busters Trio, trascina l’ascolto lungo un confine sottile dove la tradizione sarda incontra l’innovazione. La tensione musicale cresce ancora quando sale sul palco il trio sperimentale USBeat, capace di fondere con naturalezza l’eleganza del jazz e della black music con contagi rock, beat moderni ed elementi elettronici. Infine, la notte si accende definitivamente con Santa Maria de la Psicodelia: l’alter ego DJ della polistrumentista e produttrice colombiana Maria Mallol Moya trasforma l’anfiteatro in una dancehall travolgente, guidando tutti in un viaggio lisergico tra le vibrazioni psichedeliche più raffinate del Sud America.
Mentre ora le giornate si accorciano e il primo freddo comincia a farsi sentire, l’eco di quella notte fatta di musica e incontri continua a scaldarci e a ricordarci, che tra un anno saremo ancora li, a stupirci.




