Una favola al contrario, una narrazione che appare dissacrante ma che in realtà è dolente nella sua (contro)umanità. “Pinocchio”, la nuova opera di Maicol e Mirco edita da Bao Publishing, è una riscrittura ex novo di una delle favole più conosciute al mondo. Una riscrittura necessaria in un mondo nel quale l’umanità sembra essere un’enorme bugia
Un fumetto rivoluzionario
Un bambino che, quasi contro natura, non sa dire le bugie.
Una fata turchina cattiva e in grado di attuare le più efferate punizioni.
Un gatto e una volpe generosi, gentili e vogliosi di una socialità impedita dai propri sensi.
Un burattino e un anziano con aspirazioni suicide.
Un tronco che cerca nella cultura la propria umanità.
Un mondo nel quale gli animali hanno una logica e una sensibilità umana e gli umani si comportano in maniera bestiale.

“Pinocchio”, la nuova opera di Maicol&Mirco edita da Bao Publishing, è per sua stessa natura un fumetto rivoluzionario. Non soltanto perché, seguendo il modello di Shrek ribalta gli stereotipi della favola, ma perché nell’attuare questo ribaltamento crea una frattura fra quello che credevamo di sapere e quello che continuiamo a voler nascondere e nasconderci.
Il male e il bene hanno un confine e quel confine è l’uomo. Un uomo che privo in maniera assoluta di tutto quello che fin dal termine contribuisce a definirlo, appunto “l’umanità”, non si riesce neanche più a ridurre ad elemento bestiale. Semplicemente non è più. Nulla.
In un mondo nel quale sono gli animali a provare pietà ed empatia, l’uomo diventa spettatore di una vita quasi teatrale, dalla quale ha deciso di sottrarsi. Proprio come si sottrae il bimbo Pinocchio, che rinuncia, nonostante molti sforzi e due tentati suicidi, a pelle e ossa e diventa legno. Finalmente libero di abbracciare la natura.
“Pinocchio” potrebbe sembrare un’opera profondamente pessimista, ma non lo è. Perché proprio come un albero che riesce ad affondare le radici nel terreno e ritorna a dare frutti, anche noi esseri umani possiamo tornare a guardare oltre alla semplice idea di “buone o cattive azioni”, possiamo decidere di abbandonare la nostra natura così profondamente settaria ed escludente per tornare ad affondare la nostra pelle e le nostre ossa in quello che ci ha da sempre reso più umani: la cura, l’empatia e la fantasia.
Curare, abbracciare e immaginare: proprio come cerca di fare Pinocchio. Pensando che la vita non può essere, non deve essere, una bugia.




