Per alcuni giorni, tra il Pigneto e Tor Pignattara, Roma ha smesso di riconoscersi.
Sui muri e lungo le strade sono comparse immagini estranee alla grammatica quotidiana della città: soldati, occupazioni militari, scenari di guerra innestati nello spazio civile. Un’irruzione visiva improvvisa, notturna, senza annunci. Un blitz artistico che ha portato il conflitto dove non dovrebbe stare.
La forza di quei manifesti non risiede nella spettacolarità, ma nello spiazzamento. Mostrano quanto sia fragile il confine tra pace e guerra, quanto facilmente luoghi attraversati da relazioni, mercati, vite possano essere risignificati come teatri di occupazione e violenza. La guerra non viene raccontata come evento lontano, ma come possibilità concreta, normalizzata, già inscritta nell’immaginario collettivo.
Da qui nasce Disarmatə: una parola che è insieme titolo, invito e presa di posizione. Una campagna di sensibilizzazione che mette in discussione il clima di preparazione al conflitto che attraversa l’Europa e l’Italia, denunciando la progressiva militarizzazione del discorso pubblico. Mentre le spese militari crescono e il linguaggio bellico si fa sempre più familiare, Disarmatə prova a rovesciare la prospettiva, chiedendo trasparenza, consapevolezza, partecipazione.
All’allarme si affianca però una tensione diversa, ostinata: la speranza. Non individuale, ma collettiva. Una speranza che, come dichiarano le realtà promotrici, nasce dalla forza di un noi in movimento. Dalla convinzione che la violenza e il conflitto tra i popoli non possano essere considerati soluzioni, e che attraversare la crisi globale significhi rafforzare comunità giuste, solidali, fondate sul rispetto dei diritti umani e sulla giustizia sociale e ambientale.

Questa sera, 28 gennaio alle 18.30, il percorso avviato nelle strade trova una forma pubblica e condivisa allo Studio Coni Stella, nel cuore del Pigneto. L’incontro, promosso da Comunitaria ODV insieme ad Associazione La Frangia e UTOL Ceramiche, è pensato come uno spazio aperto di confronto e mobilitazione, rivolto al quartiere e alla città.
Intervengono Elisabetta Piccolotti, Ilaria Cucchi, Raffaella Bolini, Gianluca Peciola, Francesca Fornario e Pietro Turano: voci diverse per provenienza, linguaggio, esperienza, chiamate a interrogare insieme il presente. Non un dibattito chiuso, ma un attraversamento collettivo che prova a riportare la discussione fuori dalla retorica istituzionale e dentro i luoghi della vita quotidiana.
Disarmatə si muove su questo crinale: tra arte urbana e politica, tra gesto simbolico e presa di parola pubblica. È insieme un grido e un presidio culturale. Un tentativo di nominare ciò che molti avvertono: la sensazione di un mondo avviato verso un conflitto permanente e la speranza di aprire uno spazio per immaginare alternative.
Perché la guerra non arriva mai senza preavviso, si insinua nel tessuto urbano, è parte dell’aria che respiriamo, come particelle di un minuscolo pulviscolo che si prepara a diventare una tormenta.




