Ciao Ozzy: Show The World That Love Is Still Alive

Come si scrive di un lutto?

Come si rende a parole quel dolore che apre un baratro nello stomaco e fa sbattere il cervello contro le pareti del cranio?

Come si racconta una persona che ti ha cambiato per sempre la vita e che continuerà a farlo?

Non è possibile, non si può. Non sarebbe giusto descrivere la perdita e l’abisso, anche se la persona in questione è il Principe delle Tenebre. Non sarebbe corretto ridurre il tutto all’assenza, al margine che si allarga e si fa spalancare dalla tristezza, al pianto e alla disperazione del vuoto. La morte, anche se preceduta dal più grande funerale elettrico della storia, è un concetto costruito sui vivi, sul loro essere sopravvissuti a chi li ha attraversati.

No, non è giusto, almeno in questo caso. Non vogliamo raccontare il lutto e il dolore, ma la prima immagine che ci è sbattuta contro, come un “crazy train”, quando abbiamo saputo quello che è successo. Ed è il sorriso di Ozzy, quel ghigno beffardo che spesso si spalancava in tetrissime foto in bianco e nero. Quell’ironia che non c’è mai stata, e non ci sarà mai più, nel mondo della musica.

Ozzy ha preso per il culo il mondo della musica, lo ha oltraggiato, si è divertito a costruire degli stereotipi nello stesso momento in cui li distruggeva. Sempre un passo avanti mentre tutti lo rincorrevano camminando all’indietro. Quel sorriso è spiazzante e tenerissimo, crudele e infinito. Immortale. Perché chi sorride così non lascia spazio per la morte nella sua esistenza. Ed era un sorriso d’amore, che raccontava l’orrore e lo smitizzava un attimo dopo.

Grazie anche per quel sorriso dolente dal tuo trono a forma di pipistrello. Il tuo “funerale elettrico”, quel ritorno alle origini, quella meraviglia sul tuo viso nell’ultimo live è la più profonda, poetica e romantica storia d’amore che il rock abbia mai raccontato.

Ozzy sarai sempre quel sorriso. E mostrerai per sempre al mondo che l’amore non morirà mai.

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