Stephen King e “Never Flinch”: un urlo per la libertà di scelta

“Never Flinch”, l’ultimo romanzo di Stephen King, è un thriller che racchiude nel suo cuore una strenua e appassionata difesa della libertà di scelta e un’analisi impietosa e preoccupata delle distorsioni sociali determinate dal fanatismo religioso.

Non sussultare mai

“Ecco una lista, purtroppo incompleta, dei sostenitori del diritto per le donne di scegliere che sono stati assassinati per aver fatto il proprio dovere.
Il dottor David Gunn, ucciso a Pensacola, in Florida, il 10 marzo 1993.
Il dottor John Bayard Britton, ucciso a Pensacola il 29 luglio 1994.
L’infermiere volontario James H. Barrett, ucciso a Pensacola il 29 luglio 1994.
L’addetta alla reception Shannon Lowney, uccisa a Brookline, in Massachusetts, il 30 dicembre 1994.
L’addetta alla reception Leanne Nichols, uccisa a Brookline il 30 dicembre 1994.
L’addetto alla sicurezza (e agente di polizia) Robert Sanderson, ucciso a Birmingham, in Alabama, il 29 gennaio 1998.
Il dottor Barnett Slepian, ucciso ad Amherst, nello Stato di New York, il 23 ottobre 1998.
Il dottor George Tiller, ucciso a Wichita, in Kansas, il 31 maggio 2009.
L’agente Garrett Swasey, ucciso a Colorado Springs, in Colorado, il 27 novembre 2015.
Jennifer Markovsky e Ke’ Arre Marcell Stewart, uccisi il 27 novembre 2015 mentre accompagnavano una loro amica in un consultorio.
Qualunque sia la vostra opinione sull’aborto, una cosa è certa: queste persone sono state uccise per ciò in cui credevano”.

Per comprendere il cuore e la reale essenza di “Never Flinch”, il nuovo romanzo di Stephen King, è opportuno partire dai “titoli di coda”, dalle note finali dell’autore. Un elenco che ha il valore di un promemoria, di un monito da imprimere sulla pelle e sulle ossa di una nazione che non sembra “sussultare” quando si pongono limiti alla libertà di scelta soprattutto per quanto riguarda l’aborto. Ed è proprio la libertà di scelta, in senso assoluto e correlata all’interruzione di gravidanza, uno dei focus centrali del libro. Stephen King dipinge un’America che, probabilmente, vorrebbe fosse distopica, ma è, ed in questo caso l’espressione non potrebbe essere più pertinente, più realista del “RE”. Una nazione che nasconde al suo interno, come virus pronti a esplodere, integralismi umani, sociali, religiosi. Intere comunità dominate ed eterodirette da predicatori che urlano e sbavano sul corpo delle donne, che incitano senza freno (e senza essere frenati) a una violenza che si vorrebbe liberatoria. Una realtà che non rimbalza quasi mai alla cronaca ma che deteriora, violenta e distrugge la vita di migliaia di donne.

Sembra quasi che Stephen King usi il romanzo come un pretesto narrativo per portare a conoscenza del mondo una condizione che sembra (ir)reale, per quanto non sia poi lontanissima da quella italiana. Non è un caso se “Never Flinch” sia probabilmente l’opera più coralmente femminile di King, quella nella quale lo spazio per i personaggi maschili è volutamente limitato. Il Re con questo romanzo prova ancora una volta a incidere con il suo bisturi le carni malate dell’America, sperando che si ridestino in un sussulto di vitalità.

“È già stato detto, ma va ribadito: se gli uomini potessero rimanere incinti, l’aborto sarebbe un sacramento”

Altre storie
La shitstorm contro Margherita Vicario e quei microfoni spenti