Zen Circus: Il Male è solo un momento

Gli Zen Circus chiudono il tour de “Il Male” al Castello Sforzesco di Milano con un concerto che racchiude tutto il loro percorso fino a oggi

I nostri Working Class Heroes Musicali

Scanzonati e profondissimi, ai concerti degli Zen Circus ci si diverte e si fa casino mantenendo testa e cuori accesi, si scherza seriamente insomma, sull’anima e sul mondo. La band e il pubblico sono una comunità vibrante e coesa, dialogante e irriverente, che si riconosce con entusiasmo nella voglia di stare insieme e fare festa.

I volumi nelle location del centro città ci sembrano bassi? Alziamo noi il volume quando le cantiamo, siamo qui apposta, ormai i testi delle canzoni sono le uniche cose che impariamo a memoria e nessuno mai ci toglierà la voglia di festeggiare quest’ultimo lunedì d’estate a Milano al Castello Sforzesco, gara di canotti compresa (se non ne avete idea e non siete stati a nessuna tappa di questo tour, poi vi faccio un cenno più avanti).

Sì, perché questa è l’ultima tappa del lungo tour dedicato al disco “Il Male”, uscito a settembre 2025 per Carosello Records, il tredicesimo in studio della band. Un album che si costruisce intorno ad un concetto che per lo più vediamo rimosso, negato, nascosto sotto il tappeto, svuotato, tanto che non si sa più come affrontarlo questo male, sia nelle situazioni private che in quelle sociali e politiche (e basta leggere i giornali per farci i conti). Quindi torniamo a nominarlo, almeno.

A proposito di gioco ed ironia e soprattutto non prendersi troppo sul serio, il concerto si apre con una colonna sonora definitivamente nerd, “La Marcia Imperiale” (o tema di Darth Vader) composta da John Williams per per il film del 1980 “L’Impero colpisce ancora” della saga di Star Wars: “Attenzione, il Male sta entrando in scena”.

La scaletta è vivace e ben equilibrata e spazia tra i nuovi brani e l’inera discografia dei loro 25 anni di carriera sempre in ascesa, cito solo fra le prime “La terza guerra mondiale”, “Catene”, “Non voglio ballare”. Dall’ultimo album svettano subito degli instant classic come l’intensa e sincera “È solo un momento”, brano che tra l’altro è accompagnato da un bel video in bianco e nero che mettendo al centro il corpo (i corpi) ritrae la band in crowdsurfing sul pubblico, proprio per raccontare in modo tangibile questa intesa magica profonda tra fan e band di cui si diceva sopra. Un testo che parlando dei momenti di difficoltà che ognuno di noi può attraversare nella propria vita contiene un grande e semplice gesto di cura di sé, accettazione della propria fragilità e auto-conforto.

Mentre tutti ballano (l’unica regola è: “più fate casino voi, più facciamo casino noi”) l’atmosfera si scalda di versi pieni di riflessioni e un’ironia graffiante (anche nel rapporto tra le generazioni, vedi il testo di “Vecchie Troie”) sul mondo che sta letteralmente andando a fuoco intorno a noi, “I qualunquisti”, “Novecento” , “Canta che ti passa”, ma niente paura perché a poco più di metà concerto (nel mezzo di “Ragazzo eroe”) i gavettoni sono pronti per movimentare per l’ultima volta la gara dei canotti, la celebre competizione che ha visto Appino e il Maestro Pellegrini navigare sulla folla in momenti di delizioso delirio.

Un’attitudine (nel suonare, nel comunicare, nel vivere) da working class heroes che li rende gli Zen Circus irresistibilmente luminosi e limpidi in un panorama come quello della musica contemporanea in cui tutto è immerso in un grande magma mainstream.

Per concludere impossibile non citare i momenti emozionanti di pezzi come “Appesi alla luna”, “Non”, “L’anima non conta” (nel bis) e poi “Viva” che chiude questa serata e questo tour. Avendo fatto il possibile per esorcizzare il male che abbiamo dentro e quello che vediamo fuori, la conclusione è un caloroso arrivederci ad Appino, Ufo, Karim e il Maestro Pellegrini. Perché il male “è solo un momento”.

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