Una stanza. Colla, acrilici, tarocchi, cuori che sanguinano. Tre giorni nella location di Malo per la mostra di collage di Agnese Ermacora — piccola esposizione, molto drama, nessun filtro.
Collage come sogni lucidi
Quello che Agnese Ermacora fa con la carta ritagliata, le immagini e il colore è preciso: prende qualcosa di intimo — una gioia che fa quasi male, una noia che pesa, una rabbia che non ha ancora trovato le parole — e lo riassembla, lo rende riconoscibile. I collage hanno quella qualità dei sogni lucidi: senti che qualcuno ha guardato mostrato una verità senza abbellirla, senza renderla esteticamente evanescente.
Ad accompagnare la mostra una traccia musicale di Giulio Ragno Favero del Teatro degli Orrori. Non ambient da galleria, né sottofondo neutro, ma un lessico musicale che taglia e incolla emozioni, stati d’animo, suggestioni.
L’inaugurazione è venerdì 8 maggio alle 19, con intervista, con la partecipazione di Cecilia Lavatore e Kormorano, e un live acustico di Tosello dai brani di Nel disordine delle cose — titolo che potrebbe tranquillamente essere anche quello della mostra stessa. La chiusura domenica 10 con Maurizio Ortu e una performance di restituzione che ribalta lo sguardo.

Ingresso gratuito. Tre giorni soltanto.
Poi la stanza torna vuota, i collage si staccano dalle pareti si adagiano al buio e gli spettatori restano quella cosa addosso — quella cosa che non sanno ancora come chiamare ma che sembra il suono di un sogno, dell’eco di in un pomeriggio storto o di una canzone ascoltata troppo forte. Agnese Ermacora ha strappato queste sensazioni da qualche parte e l’ha incollate su un foglio.




