Le Schiene Di Schiele: pronti per lo scontro!

Ultimo aggiornamento:

Lo sgombero di Askatasuna, la repressione, una città trasformata in terreno di conquista.Da Torino e dalla Valsusa, Le schiene di Schiele trasformano la tensione politica in un brano fisico, teso, incandescente. “Come acqua in un tubo” è il primo frammento del nuovo disco, in uscita il 6 novembre per EDAC Music Group.

Spingere come acqua in un tubo

Prima vengono gli sgomberi. Poi arrivano le vetrine, le catene, gli spazi riconvertiti, le parole rassicuranti sulla rigenerazione urbana. Il quartiere cambia faccia mentre chi lo abitava viene spinto sempre più lontano. E quando qualcuno prova a opporsi, spesso la risposta ha la forma più antica del potere: manganelli, lacrimogeni, repressione.

È dentro questa frizione che nasce “come acqua in un tubo”, il nuovo singolo de Le schiene di Schiele, primo frammento del secondo album della band, in uscita il 6 novembre 2026 per EDAC Music Group.

Torino, gennaio 2026. Lo sgombero di Askatasuna accende le strade. Migliaia di persone scendono in strada, la protesta diventa scontro, la città si riempie di fumo, corpi in movimento, sirene e rabbia. Per Le schiene di Schiele non è un’immagine lontana da osservare: è qualcosa che riguarda direttamente il modo in cui una città viene trasformata e, soprattutto, chi ha il diritto di abitarla.

Il brano nasce da lì. Dalla sensazione che dietro la retorica delle città da rendere più belle, efficienti e redditizie restino spesso corpi da spostare e luoghi da svuotare. Centri di aggregazione contro incubatori per startup. Spazi sociali contro supermercati e rendite immobiliari. Una parte della città che resiste mentre un’altra viene progettata per sostituirla.

Musicalmente, la risposta è una compressione continua. Chitarre abrasive, batteria serrata, basso che spinge in avanti. “come acqua in un tubo” non osserva la tensione: la fa passare attraverso il suono. La incanala fino al punto in cui può diventare rabbia, collisione, oppure trasformazione.

Gli occhi sono il primo campo di battaglia. Guardare significa riconoscere l’altro, ma anche sfidarlo. È il momento prima del contatto, quello in cui una protesta può ancora prendere una direzione diversa. La band lo riassume così: “Può essere distruzione, annullamento, vicolo cieco di una violenza insensata oppure rinascita, cambiamento e collaborazione. Celebriamo lo scontro creativo come atto d’amore.”

Il primo colpo è già arrivato.

E forse è proprio questo il punto: capire cosa succede quando la pressione diventa movimento, quando una città prova a espellere ciò che non riesce a normalizzare e qualcuno decide di restare, di guardare, di rispondere.

Le schiene di Schiele mettono tutto dentro un tubo e lasciano che sia il suono a spingere.

Finché qualcosa cede.

Oppure si apre.

Altre storie
Zen Circus: fra le stanze de L’ultima casa accogliente