Levante: un cuore che non mente

Levante ha presentato “E questo cuore non mente”, il suo terzo romanzo, edito da Rizzoli, al MAXXI di Roma, in un talk con la presidente della Fondazione MAXXI Giovanna Melandri e Sabina Minardi.

Un’occasione per parlare di musica, parole, distinzioni di genere e necessità di essere parte attiva di un processo di cambiamento.

L’evento ha inaugurato #estatealMAXXI, un evento con un ricchissimo programma di incontri con musicisti, artisti e scrittori che illuminerà per tutta l’estate la piazza del Museo.

Levante: davanti alla musica non riesco a mentire

Levante scrittrice, Levante cantante, Levante bambina. Levante con tutti i traguardi raggiunti e gli irrisolti ancora da affrontare. Levante che per una serata si racconta senza filtri e senza aspettative. Apre al pubblico il suo “cuore che non mente” e ricorda il primo viaggio da sola con i suoi genitori in una Roma maestosa e fantastica. Prima che tutto cambiasse, prima di un improvviso tuffo senza rete nell’età adulta. La cantautrice, presentando il suo nuovo romanzo edito da Rizzoli “E questo cuore non mente” in un talk con il presidente della Fondazione MAXXI Giovanna Melandri e con Sabina Minardi, ha condotto il pubblico in un viaggio libero nella sua anima, nella sua memoria. Una memoria “nuda” costruita, passo dopo passo, attraverso la musica e le parole. “

Quando compongo provo una sensazione di vera nudità, davanti alla musica non riesco a mentire, è il mio mezzo interiore per rendere eterne le emozioni. Scrivere un romanzo, invece, mi dà la possibilità di inventare, di essere quello che vorrei ma che non sarò mai”.
E proprio la musica e la scrittura hanno tenuto per mano Levante nel brusco passaggio ad un’età adulta. “Ho iniziato a scrivere a 9 anni, dopo la morte di mio papà. Nel mio diario segreto ho trovato una cura. Ripeto sempre che la musica ha una potenza salvifica, quella potenza che ho potuto vivere sulla mia pelle trascinando tutto il mio dolore sulle pagine bianche”.

Cambiare le azioni con il pensiero


Un mondo nel quale ancora esistono distinzioni (in)fondate sul genere e non sul talento. Nel quale la canzone d’amore cantata da una donna diventa quasi uno status eterno, dal quale è difficile rifuggire.
“Anche se scrivi da quando avevi nove anni e poi, magari, componi una pezzo d’amore, verrai catalogata a vita come ‘quella che canta canzoni d’amore’. Se, invece, un cantautore realizza un brano simile tutti sono pronti a dire che è un animo sensibile. Perché per noi non è lo stesso?”.

Una domanda che, probabilmente, ha un’unica risposta possibile: “Noi donne non veniamo perdonate nell’intelligenza e nella potenza. Il problema della parità di genere esiste ed è ancora preponderante. Bisogna cambiare il pensiero e con quello riusciremo a cambiare le parole e le azioni”.


L’unica cosa imprescindibile diventa un’integrità tale da ricostruire il mondo, come una scatola nera che conserva la verità e la racconta senza mentire.

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