Ci sono articoli nei quali è complesso mantenere l’equilibrio, perché toccano nervi scoperti, parlano di qualcosa che inequivocabilmente ha contribuito a cambiarci la vita. Pezzi nei quali, nonostante le migliori intenzioni, non si riesce a essere imparziali per il legame affettivo, emotivo ed emozionale con l’artista, con la sua musica, con il suo approccio alla realtà, al reale e al fantastico. Sono gli articoli più difficili da scrivere, perché la passione e l’amore non possono essere filtrati o nascosti.
Parlare dell’ultimo live di Ozzy Osbourne con “Back to Beginning”, non solo fa parte di questi, ma è forse l’apice, la vetta emotiva oltre la quale non è possibile andare. E per questa ragione, per una volta, rinuncerò a sforzarmi di mediare e moderare o limare i toni e parlerò in prima persona.
Sì, perché per me Ozzy è una “prima persona plurale”, un noi collettivo e collettivizzante, un’idea che va oltre la musica che ha creato e quella che ha contribuito a far nascere. Ozzy non è stato per me il principe delle tenebre, ma la luce nelle tenebre, quello che mi ha permesso di osservare la realtà da un’angolazione che prima non conoscevo, anzi che pensavo non esistesse.

Ecco, Ozzy non è soltanto una rockstar, la più grande di sempre, ma è soprattutto uno sguardo, un modo di raccontare il reale senza filtri, senza finto buonismo, senza l’ingenuità di una logica hippy destinata al fallimento.
I Black Sabbath hanno rappresentato il sangue negli ingranaggi della musica, la pece nerissima che si incolla ai piedi e costringe a restare immobili, la mancanza di ossigeno sott’acqua. E l’ultimo concerto, quel “ritorno alle origini” è stato probabilmente il più immenso, eclatante, commovente “funerale elettrico”. Un addio mentre si è ancora in vita, per fregare ancora una volta la morte, il delirio e l’oscurità. Un raggio di luce talmente potente da accecare, da stordire. Solo Ozzy poteva concepire un evento simile, un sabba musicale in grado di riunire amici e nemici che si riconoscono per lo stesso sangue che scorre nelle vene.
Grazie Ozzy, per avermi e averci cambiato la vita. E per continuare a farlo. “Show the world that love is still alive”.




