Fabrizia Ferrazzoli: resistere è sabotare con grazia

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Fabrizia Ferrazzoli, giornalista e autrice del podcast “Le Cose Che Fanno Bene” per Fandango, ci racconta la sua idea di resistenza.

“Parlare di resistenza e costruire ogni giorno una libertà nuova vuol dire anche scardinare strutture e retaggi acquisiti nel tempo. Per ‘Resistere’ un buon modo è sabotare con grazia  qualcosa che non ci piace, che non condividiamo e che non ci fa bene. Ne parlo nella puntata numero 4 del piccolo podcast “Le Cose che Fanno Bene” (una produzione Studio Corrente con distribuzione Fandango). Un ritratto dedicato a Goga Mason e ai suoi workshop di ricamo erotico. Goga sta trasformando l’antica arte del ricamo in un’arte nuova e contemporanea, e allo stesso tempo sta creando un esercizio collettivo di condivisione e scambio.  È una pratica che diffonde con competenza ma che ha anche il sapore di attivismo. Il suo laboratorio invita a esplorare la libertà, l’errore e il rischio. Fa riflettere sul chi siamo e sul chi eravamo e ci fa andare d’accordo con il disordine e la lentezza. Nei suoi laboratori italiani vede fortissimo il collegamento tra il ruolo sociale della donna e le tecniche del ricamo: vede il pudore, l’educazione, il senso del carino e spesso interviene suggerendo di fare un ricamo brutto. Il tema infatti è caldo: perché pensiamo a una cosa carina, per convenzione o perché ci piace davvero?

Ecco allora ricamatrici in erba scontrarsi con un retaggio antichissimo. Il primo insegnamento nei corsi di Goga è che il bello non basta, perché un’espressione creativa deve raccontare qualcosa: andranno quindi benissimo anche cose disturbanti.

Oggi siamo assaliti e ossessionati da cose apparentemente perfette che spesso però sono svuotate da qualsiasi concetto. Accogliere l’errore e trasformarlo è una pratica indispensabile per vivere meglio e darci una mano. 

Prima il ricamo si tramandava nelle case, nelle chiese, nelle piazze. Poi sono arrivate le riviste, con schede e schemi, trasformando una pratica collettiva in una pratica alienante. Tra regole e solitudine, il ricamo rischia di intrappolare, Goga invece ne rivendica, tra le tante cose, la condivisione e la frivolezza, perché la frivolezza è un’ottima strada per attraversare gli errori.

Il laboratorio selvaggio di ricamo erotico può essere un inizio: per liberarsi da vecchi schemi, per imparare a sbagliare, per trovare alternative originali, per esercitare il pensiero e per riappropriarsi di un’arte antichissima tra il fare e lo stare. Un modo di sentirci liberi, costruendo la nostra resistenza e sabotando con grazia luoghi comuni, regole inutili e cose che ci inculcano nella testa, disegnando possibilità, nuove idee e, ovviamente, cose che fanno bene”. 

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