Tutte le maschere de I Tre Allegri Ragazzi Morti

Coraggio, sperimentazione, curiosità e desiderio di superare ogni barriera artistica e musicale. I Tre Allegri Ragazzi Morti sono l’esempio di uno spirito in eterna ricerca di nuovi stimoli creativi e culturali. E a dimostrarlo sono i due progetti più recenti. Un disco e un live – “Meme K Ultra” – con una band come i Cor Veleno che potrebbe sembrare molto lontana dalle proprie coordinate geografiche e un concerto disegnato che ripercorre la biografia e le parole di Pier Paolo Pasolini.


Il cuore velenoso dei Tre Allegri Ragazzi Morti

Un viaggio attraverso l’adolescenza, l’autocoscienza e le anime danzanti. “Meme K Ultra”, il disco realizzato in condivisione da I Tre Allegri Ragazzi Morti e i Cor Veleno è un meltin’ pot artistico nel quale la musica contaminata e aperta al mondo dei Tarm ha incontrato ed abbracciato il rap della band romana. Un disco senza frontiere di genere, di beat o di testo che si è tradotto in un live aperto, partecipato. Vivo.

La teatralità della band guidata da Davide Toffolo, la narrazione di un’adolescenza rock cruda e frastagliata si è incastonata come una gemma nel rap spigoloso della crew romana. Il concerto, in questo senso, è stato anche un atto di denuncia di un sistema opprimente in continua espansione, un lavaggio del cervello collettivo, dal quale l’unica via d’uscita possibile è la musica. Quella musica in grado di essere l’unica verità, l’unica mezzo per capire la propria forma. “La musica sai che cos’è? È la sola cosa vera che resta”.

Foto di Ilaria Magliocchetti

Il concerto disegnato per Pier Paolo Pasolini

L’artista è una contestazione vivente. I Tarm hanno ripreso questo concetto e ne hanno fatto il nucleo centrale attraverso il quale narrare la biografia travagliata di Pasolini, un mantra da ripetere senza mai stancarsi, un invito a liberarsi da ogni schiavitù imposta dalla società, dal lavoro e dalla borghesia. Ma Toffolo, attraverso i suoi disegni, è stato in grado di rendere giustizia al mito pasoliniano, abbracciandolo a trecentosessanta gradi: un intellettuale impegnato, ma prima di tutto un uomo, con le sue fragilità e perversioni, un filosofo e perché no, anche un comico.

L’accompagnamento musicale, la proiezione di un estratto di Uccellacci e uccellini, la voce narrante dello stesso Pasolini, hanno reso il concerto disegnato un evento multimediale. L’arte di Pasolini si accosta così bene a quella dei Tarm poiché questi ultimi sono stati in grado di introiettare alla perfezione il suo pensiero, mescolando al tema politico-sociale, un esistenzialismo puro, dolente e quasi tenero. Così la tatuata bella a lavoro non ci va. Così Toffolo profana giustamente la figura di Pasolini, disegnando sul suo volto la maschera dei Tarm.

Toffolo entra in scena. Posizionandosi al centro del palco, quasi per gioco, ammassa una sopra l’altra delle scatole di cartone, sulle quali sono disegnate parti di un corpo, come a volerlo ricostruire. Un corpo dilaniato dalla storia, quello di Pasolini, che appare in tutta la sua cruda nudità. Un’operazione di chirurgia musicale che diventa espressione di poesia viva. In grado di proiettare le anime oltre la morte e oltre l’efferatezza di un corpo dilaniato. Musica e immagini che non si limitano ad essere testimonianza, ma diventano passaporto di immortalità.

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