I Ministri: live per non abituarsi alla fine

Tre concerti per salutare il pubblico, tre eventi che probabilmente chiudono una pagina per riaprirne molte altre. Gli ultimi live di dicembre de I Ministri, a Roma, Nonantola e Milano, hanno rappresentato in viaggio a perdifiato nel passato e una proiezione verso il futuro. Un futuro che ha tratti ancora non netti, ma sfumati. Come l’abbraccio finale di Divi, Federico e Michele al proprio pubblico.

Concerti che diventano arte relazionale

Quella de I Ministri è un’arte relazionale, i loro concerti sono dei veri e propri interstizi sociali nei quali è possibile immaginare un mondo diverso. Definire intimo e commovente un loro live è solo in apparenza una bestemmia. Il grunge, i riff duri, le urla e le luci stroboscopiche sembrano stridere con la generale sensazione di familiarità e di reciproco scambio, che si è venuta a creare durante l’evento a Largo Venue. In questo modo la musica svolge la sua funzione di catarsi, decostruendo ogni costrutto sociale e lasciando libero sfogo alla rabbia, al pogo e allo stage diving. L’esibizione non rimane mero esibizionismo, al contrario rompe quella barriera tra pubblico e artista, permettendo alla musica di fluire liberamente e di mescolarsi in un unico coro.

E come sempre, la band ha voluto ancora una volta creare un ponte concettuale con i propri fans con un singolo pubblicato proprio a pochi giorni dai concerti.

“Da questo momento in poi” come spiega la band è “La sigla di chiusura di questi ultimi due anni di canzoni e concerti, e insieme una promessa per ció che sarà, per tutto quello che ancora sentiamo il bisogno di dire. La rete di favole, apparenze e bugie, su cui stiamo costruendo una larga parte delle nostre esistenze, ci attraversa ormai come una ragnatela, e ci sembra di non avere nemmeno più le forze per districarla; è un tentativo di disintossicazione, un’impetuosa pars destruens che cerca di fare spazio a una rinascita – quella che tutti stiamo cercando in questi anni indecifrabili.”

Rinascere da un palco

Una rinascita che inizia proprio da questo tour, forse il più partecipato, vivo e vitale de I Ministri. E che rappresenta anche una fine. Divi, nella sua uniforme napoleonica bianca e rossa, ha preso il palcoscenico con l’intento di buttarlo giù. Non da meno sono stati Federico e Michele. Una sorta di concerto autobiografico, durante il quale il trio ha ripercorso ogni tappa della propria carriera artistica, raccontandosi a cuore aperto. La scaletta è stata senz’altro la protagonista di questo evento, durante il quale sono stati eseguiti brani che raramente sono stati concessi ad un pubblico live. La fine del concerto ha portato con sé un’aleggiante sensazione di nostalgia, data dalla consapevolezza che probabilmente non sentiremo parlare dei Ministri per un po’.

Del resto, ci vuole tempo per abituarsi alla fine.

Altre storie
Lucha Y Siesta: l’antiviolenza non si processa