Al Romaeuropa Festival, tre clown e un banchetto immaginario trasformano l’assurdo in un’indagine sulla fragilità delle relazioni. Un teatro che prende sul serio il gioco e restituisce alla leggerezza la sua complessità.
Un brindisi presuppone un’occasione. In Triplette – A toast for the sake of it l’occasione nasce dal brindisi stesso. Il titolo contiene già una precisa idea di teatro: concedere dignità alle azioni che esistono per il semplice piacere di accadere.
Al Mattatoio di Roma, nell’ambito del Romaeuropa Festival, Cristina Solé, Andreu Sans e Anna Ros danno corpo a tre figure che sembrano appartenere a un tempo tutto loro. La regia di Leandre Ribera costruisce attorno a un banchetto immaginario un piccolo universo governato dalle regole imprevedibili dell’assurdo. Una tavola diventa il luogo in cui misurare la distanza fra il desiderio di condividere qualcosa e la complicata arte di riuscirci.
Il numero tre, del resto, introduce una geometria particolare. La coppia può trovare un equilibrio, il terzo obbliga a rinegoziarlo. Basta uno spostamento perché cambi la relazione fra i corpi. La comicità nasce da questa instabilità e dalla precisione con cui il linguaggio clownesco riesce a renderla visibile. Ogni gesto porta con sé un’intenzione che la realtà può decidere di contraddire.

Nella ricerca di LABÚ Teatre e Cris Clown, il corpo diventa uno strumento di pensiero. Il silenzio acquista una propria sintassi e il vuoto offre alla scena la possibilità di inventare significati. L’assurdo rivela così qualcosa di profondamente familiare: gran parte delle nostre relazioni si regge su convenzioni fragilissime, che un imprevisto può mettere in discussione.
Sotto la superficie del gioco affiora anche il rapporto con il tempo. I tre personaggi sembrano ritrovarsi attorno a una celebrazione che custodisce le tracce di una storia condivisa. Il banchetto assume allora un significato ulteriore, quello di un incontro fra esistenze attraversate dal cambiamento. È qui che la figura del clown rivela una sensibilità profondamente adulta, capace di riconoscere nella goffaggine una condizione comune e nella risata una forma di consapevolezza.

Triplette trova una collocazione particolarmente interessante nel programma Kids & Family del Romaeuropa Festival. Il teatro visivo possiede la capacità di rivolgersi a generazioni differenti attraverso un’esperienza comune, lasciando a ciascuna il proprio livello di lettura. L’infanzia riconosce nel gioco una modalità naturale di esplorazione del mondo. L’età adulta può ritrovare in quello stesso gioco una prospettiva inattesa sulle abitudini che regolano la vita quotidiana.
In fondo, l’intelligenza del clown risiede proprio nella sua capacità di prendere sul serio ciò che appare trascurabile. Un contrattempo può cambiare il corso di un incontro. Una situazione ridicola può raccontare la complessità di un rapporto umano con una precisione che molte parole faticano a raggiungere.
Triplette sembra partire da una considerazione semplicissima: per organizzare una festa basta apparecchiare una tavola. Per riuscire a stare insieme serve tutta un’altra arte.




