I Giocattoli sono tornati in veste live in un’insolita versione unplugged da Malo Glitter Bar a Roma nell’ambito della rassegna “Mumurè. Artist* fuori dal gregge“. E hanno portato la loro malinconia, la loro ironia e il loro sguardo lucido e sarcastico sulla contemporaneità
Giocare in acustico
C’è qualcosa di storto e bellissimo nel portare i Giocattoli in acustico. Murmurè, già nel nome, è invito al silenzio. Non solo a sentire, ma a percepire. A sentire ciò che la musica trattiene e ciò che sceglie di rivelare. I Giocattoli non si spogliano. Non cercano leggerezza. Si mostrano nella loro essenza contraddittoria. Testi malinconici, dinamiche quasi scherzose. Togli l’elettrico: resta il gesto puro. L’esposizione diventa forma. La vulnerabilità diventa coscienza.

Duilio Scalici alla voce ed Ernesto Mormile alla chitarra. Ogni nota è scelta. Ogni silenzio, intenzione.
Malo, a Roma, è uno spazio che sa trasformare qualsiasi concerto in un’esperienza intima. Luce giusta, palco piccolo, platea che ascolta davvero.
In quel contesto, Harakiri — il nuovo singolo — trova la sua dimensione. Eleganza ferina, come nei lavori precedenti, ma più concentrata, più meditata. L’harakiri è rituale: richiede intenzione, cura. Non è disperazione. È scelta.
E la canzone lo sa. In acustico, la scelta vibra in modo diverso. Le corde grattano di più, la voce di Scalici non ha dove nascondersi, e la melodia persiste, intatta.
È una lezione semplice: la fragilità può diventare forza, l’esposizione può essere libertà.
I Giocattoli restano una delle realtà più precise della scena indie italiana, non perché inseguano l’originalità a tutti i costi, ma perché hanno compreso una verità semplice: play significa giocare e suonare. E loro non hanno mai smesso di farlo sul serio.



