Tre parole. Tre esclamazioni. Cinque fuochi d’artificio che esplodono in cielo e diventano un unico colore. I Si! Boom! Voilà!, la neonata band composta da Roberta Sammarelli (ex Verdena), N.A.I.P., Giulia Formica (batterista, fra gli altri, dei Baustelle), Giulio Ragno Favero (Il Teatro degli Orrori) e Davide Lasala, è un meteorite schizofrenico nella musica italiana. Una materia incandescente che con il primo singolo, “Pinocchio”, rivitalizza il personaggio collodiano dandogli la forma non con lo scalpello, ma con bordate noise-punk.
Solo ridendo mi sto elevando
Risate e rigurgiti. Un corpo che ancora non è corpo, uno scheletro di legno che si contrae come un pensiero primordiale, una spina dorsale che cerca la propria direzione nel buio. Si solleva, inciampa, si anima.
La follia, quella luminosa, fertile, che vive nei corridoi più remoti dell’immaginazione, tende i fili e orchestra ogni gesto umano, troppo umano. Una voce viene risucchiata da un gorgo schizofrenico, mentre un’altra, quasi angelica, disegna l’alba di una vita nuova: (dis)umana, disarticolata, vibrante come la paura di chi cambia pelle.

È in questo spazio di metamorfosi che nasce “Pinocchio”, il primo singolo del supergruppo Si! Boom! Voilà!, pubblicato per Woodworm. Un brano che entra nel mondo come una scossa sotterranea, un gesto istintivo che diventa organismo. Non c’è premeditazione, non c’è storyboard: “Pinocchio” appare in studio come un lampo improvviso, un corpo sonoro che prende forma nel momento stesso in cui viene suonato.
La traccia cresce come un essere vivente che ancora non conosce le proprie estremità: prima è un colpo, uno scatto d’ira, un impulso puro; poi si distende, si addolcisce, si fa eco, diventa quasi una ninna nanna lontana, come se il burattino appena nato respirasse piano per non spaventarsi. È un brano che muta, si contorce e si placa, restituendo la sensazione tattile della nascita: la vibrazione del legno che diventa materia viva, il suono che diventa corpo, il corpo che diventa coscienza.
Una creatura dalle cinque anime
“Pinocchio” è un piccolo terremoto di identità sonore: un patchwork vivente in cui le cinque anime dei Si! Boom! Voilà! si intrecciano, si sfiorano, si scontrano e poi si riconciliano in un abbraccio rumoroso e necessario: l’urgenza sperimentale di N.A.I.P, l’oscurità viscerale di Giulio Ragno Favero, la dolcezza deviata di Roberta Sammarelli, l’ironia affilata di Giulia Formica, la ricercatezza minuziosa di Davide Lasala.
Cinque sensibilità che incidono il legno dall’interno, obbligandolo a vibrare. Come se l’anima del burattino premesse contro le pareti, chiedendo di essere ascoltata, di farsi carne, di farsi difetto. Ne nasce un Pinocchio “impazzito, impazzato e un po’ illuso”, una creatura sonora che urla e accarezza, che graffia e consola, che cade e si rialza. Un cuore punk che pulsa sotto una corteccia noise, attraversato da una malinconia quasi shoegaze che illumina il buio dall’interno.
Materia, vita, artificio: il confine si incrina
Come nella storia originale, anche questo Pinocchio parla di confini: tra materia e vita, tra artificio e verità, tra gesto e intenzione. È la cronaca del momento esatto in cui il legno trema e la voce appare.
Una tensione sottile tra ironia e dramma, tra ribellione e silenzio.
Non c’è morale — solo la consapevolezza che l’imperfezione è l’unico modo autentico di essere vivi.
Nel brano convivono l’urgenza dell’hardcore, la ruvidità del punk e le aperture emotive del post-rock: una materia sonora che pulsa e si deforma, attraversata da scatti e sospensioni, istinti e respiri trattenuti. È il corpo di Pinocchio che impara a muoversi nel mondo, inciampando ma senza smettere di esistere.
Un esperimento che ha scelto di vivere
Il progetto dei Si! Boom! Voilà! nasce nello stesso modo del brano: senza progetto.
In una sala di registrazione, tra scarti di idee e scintille improvvise, come un esperimento che non chiede il permesso di esistere e che proprio per questo trova la sua verità. Un gesto collettivo che diventa materia sonora, una ricomposizione radicale di caos e armonia, rumore e silenzio, fragilità e ferocia.
La band custodisce un’arma sottile: l’ironia. Quella scintilla che taglia la pesantezza, che scava un varco di leggerezza senza mai perdere profondità. Più potente di qualunque lama che possa incidere il tronco da cui nasce un’idea. Ironia che salva, che raddrizza, che eleva la nostra natura traballante di esseri umani: «solo ridendo mi sto elevando al di là della bestia».
Con “Pinocchio” come primo passo, la creatura prende ora la via del mondo.
I Si! Boom! Voilà! si preparano a portare questo immaginario in tour, trasformando le città in piccole foreste sonore, i palcoscenici in laboratori emotivi, il pubblico in un coro di cuori disallineati che pulsa all’unisono.
Ogni tappa sarà un nuovo taglio nel legno, un nuovo gesto di ribellione e rinascita: l’occasione per vedere Pinocchio danzare, cadere, ridere, agitarsi e poi rimettersi in piedi — ogni volta un po’ più vivo, un po’ più vero.




