“Ultimo!” di Daniel Fehr e Mariagiulia Colace, pubblicato da Orecchio Acerbo, è un albo illustrato che intreccia delicatezza, ironia e una sorprendente immaginazione visiva. Una storia sul margine e sulla possibilità di trovare una strada diversa.
Tutta la strada che resta
Una montagna, una strada che si perde tra gli alberi, una fila di biciclette. Il paesaggio si apre in silenzio, attraversato da figure minuscole e da una luce tenue, quasi sospesa. Poi, poco alla volta, il mondo si riempie di corpi, animali, strumenti musicali, spettatori stralunati. La corsa diventa una visione.

In Ultimo!, scritto da Daniel Fehr e illustrato da Mariagiulia Colace, le immagini custodiscono una delicatezza rara.
Colace disegna con una grazia che sembra nascere dalla carta stessa: colori chiari, linee sottili, dettagli che chiedono tempo. Le sue tavole hanno la leggerezza delle cose viste in sogno e, insieme, una precisione affettuosa per ogni creatura. Anche la folla, persino quando si fa rumorosa e scomposta, conserva una sua intima fragilità.
La realtà si deforma senza perdere tenerezza. I ciclisti diventano una processione di corpi buffi e concentrati, gli animali osservano la scena con un’aria quasi umana, gli strumenti musicali spuntano lungo il percorso come presenze impreviste. Il mondo sembra sul punto di esplodere in una festa, ma dentro quella festa rimane sempre una vena malinconica.
È una fantasia quasi felliniana, quella di Colace: il gusto per il grottesco, per le comparse, per le figure eccentriche che attraversano la scena portandosi dietro una storia invisibile. Una galleria di personaggi che sorride, inciampa, suona, guarda. E che, proprio nella sua apparente assurdità, restituisce alla realtà una forma più umana.

La storia di Maurizio, l’ultimo della gara, rimane sullo sfondo di questo piccolo teatro disegnato. La sua fatica attraversa le pagine, ma sono soprattutto le immagini a dare corpo a quella solitudine: la distanza fra una bicicletta e il gruppo, l’ampiezza di un paesaggio, il silenzio che rimane dopo il passaggio dei corridori.
Ultimo! possiede così un valore etico che non ha bisogno di proclami. Guarda con cura chi resta ai margini, chi procede a un ritmo diverso, chi non trova posto nella geometria ordinata della vittoria. Lo fa attraverso una storia lieve e un immaginario capace di accogliere la sconfitta senza umiliarla.
Alla fine rimane una strada, forse un’altra ancora da cercare. E la figura di Maurizio, piccola dentro un mondo immenso, continua a pedalare.
Con la sua ostinazione, con la sua fragilità.
Con tutta la grazia di chi deve ancora trovare la propria direzione.





