Alex Britti: mi gioco tutto con il rumore

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“Una parola differente” è il nome del nuovo singolo di Alex Britti, ma è anche una dichiarazioni d’intenti, un manifesto filosofico che parte ed arriva alla musica. Un desiderio di “parlare” attraverso riff e arpeggi che ha portato il chitarrista romano, durante la quarantena, ad organizzare lezioni on-line di chitarra a scopo di beneficienza e a suonare in una Piazza San Giovanni deserta. Un approccio “rumoroso” e vitale. L’unica strada da percorrere quando tutto intorno riecheggia il silenzio.

Alex Britti: la rabbia di Hey Joe in una piazza silenziosa

Il Papa che prega in una Piazza San Pietro spettrale. Il presidente della Repubblica Mattarella che scende la scalinata dell’Altare della Patria con il viso coperto da una mascherina. Immagini iconiche, destinate a tracciare un solco fra il passato e il presente. Fotografie che occuperanno le copertine dei libri di storia e che rivestiranno la nostra memoria. Immagini spesso accompagnate dall’eco di un silenzio irreale. Ma la storia si fa anche con il rumore, con le distorsioni, con i muri di feedback. E fra le diapositive di questi tre mesi, destinate a fare da copertina a questo periodo straniante, la più fragorosa, viscerale e annichilente, è probabilmente rappresentata dall’esibizione di Alex Britti durante il primo maggio in una Piazza San Giovanni lunare.

Il rumore e la distorsione come strumento per annientare il silenzio. Un muro di amplificatori per riempire uno spazio trasformato in un deserto. La “Hey Joe” realizzata dal chitarrista romano è stata rabbiosa, furente come un urlo che prova a rompere le pareti di una campana di vetro che deforma le prospettive della realtà.

Alex Britti – Hey Joe

“Quella piazza normalmente urla, è attraversata da rumori, da suoni, dalla vita – ci racconta Alex -. Quando sono arrivato per montare l’attrezzatura ho avuto un colpo, il silenzio era assordante, un’atmosfera desolata e desolante. Quando è partita la chitarra, però, non mi sono reso conto di niente. Mi ero portato una montagna di amplificatori, volevo fare un casino enorme e far ritornare la vita, anche se solo per il tempo di una canzone. Probabilmente è per questa ragione che la mia versione di “Hey Joe” è risultata così rabbiosa. Esprimeva quello che ho provato mentre stavo per suonare”.

Dal nuovo singolo alle lezioni di chitarra on-line

Alex non ha mai posato la chitarra in questi tre lunghissimi mesi, anzi ha cercato di trasformare la musica – in tutte le sue forme – in uno strumento che consentisse di superare ogni tipo di isolamento. A partire dal suo nuovo singolo, “Una parola differente”, che è accompagnato da un video realizzato seguendo in tutto e per tutto la grammatica di Instagram.

Durante la quarantena Alex ha anche organizzato una serie di lezioni di chitarra on-line per raccogliere fondi a favore dell’Ospedale Niguarda di Milano.

“Dalle lezioni è nato anche un piccolo contest, vinto da una ragazza di Catania e un ragazzo di Modena. Quando ricominceremo a suonare li ospiterò sul palco per fare insieme un paio di pezzi”.

E proprio la ripartenza della musica è uno dei nodi più spinosi di questo periodo. La voglia di suonare di Alex e il desiderio di far lavorare la propria squadra lo porta anche ad ipotizzare un possibile scenario: “Ho proposto alla mia agenzia di suonare nei drive-in, qualora quest’idea di live andasse in porto. Sono disposto a rinunciare al mio cachet, pur di far riprendere a lavorare il mio team. Bisogna, però, pensare che anche così potrebbe essere molto complesso, visto che il 50% del prezzo di un biglietto è ripartito fra tasse statali e SIAE”.

Ale Britti
Alex Britti

“Il rumore non esiste, è un suono”

La chitarra di Alex fa rumore, scava dentro, riempie il vuoto e svuota il pieno. I riff creano scenari distorti che, forse, sono gli unici possibili. Il rapporto di Alex con il rumore ed il suono è intimo ed intenso, un gemellaggio di intenti, una dichiarazione programmatica, un tentativo di decifrare una realtà rompendo il velo di quiete che spesso la ricopre.

“Spesso nelle mie canzoni uso dei rumori come le mani che sfregano fra di loro e li trasformo in suoni. Il rumore è personale e soggettivo. Per me non esiste, perché è un suono. E io con suono e rumore mi gioco tutto”.

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