Romina Falconi: l’ironia e il riscatto

L’ironia come arma

Da “Biondologia” alla hit estiva “Magari muori” marchiata Taffo Funeral Service. Romina Falconi fa dell’ironia la propria essenza, il proprio riferimento artistico ed intellettuale. Una lettura della realtà mai banale o banalizzante, necessaria per affrontare le proprie paure.

“L’ironia è una chiave potentissima, che permette alle persone di sopravvivere anche quando non vedono delle soluzioni – spiega -. A volte non ci rendiamo conto che abbiamo un dono enorme, ossia l’opportunità di vivere in un’epoca nella quale possiamo realizzare i nostri sogni. E attraverso l’ironia è possibile godere della vita senza avere rimpianti, senza guardare al proprio passato con malinconia”.

Un atteggiamento necessario che non deve e non può essere confuso con il cinismo. Dietro l’apparenza da vamp, Romina nasconde una storia contrassegnata dal riscatto e dalla forza di volontà. “Il filo conduttore di tutta la mia vita artistica è il riscatto, ho passato un’intera esistenza a cercare di modificarmi perché non mi sentivo abbastanza – racconta -. Dopo aver toccato il fondo mi sono resa conto che le mie brutture avevano funzionato più di tutte le volte che ho provato a darmi un tono”.

Una libertà, quella di essere se stessa, faticosa, da difendere con gli artigli e con i denti. “Ho passato tutta la vita a sentirmi di cristallo, adesso ho capito che forse quei difetti e quel buio che ho dentro possono diventare qualcosa di buono”.

Elogio della fallibilità

Le parole di Romina Falconi sono un elogio della fallibilità dell’essere umano, un inno a fare un passo indietro per guardare avanti e non brancolare a tentoni. Una filosofia di vita che si scontra, però, con la società dell’immagine nella quale viviamo.

Una sovraesposizione che porta ad una perfezione di facciata. Cantanti, attori, influencers e personaggi pubblici sono costretti a filtrare un’idea di sé perfetta. “Con i social si bada a far vedere il meglio di noi, la proiezione di come vorremmo essere – dice Romina -. Le nuove generazioni non vedono mai inciampare i propri miti. A mio avviso, però, sarebbe necessario anche fare la cronaca di un fallimento, di un ingranaggio del dolore, di una persona che è caduta e si è rialzata. Questa narrazione permetterebbe agli altri di pensare ‘è umano, sono umano’ e di non crollare per una delusione”.

Un atteggiamento evidente anche nei testi di Romina, che sono molto più stratificati di quello che appaiono. Basta pensare a “Il mio prossimo amore” e a quel verso – “non c’è un cazzo di libretto d’istruzioni per sapere restare al mondo senza dolori” – che racchiude in pochissime parole la vita di Romina. “Io penso che l’orrore dentro di te, il tuo buio, lo accetti veramente solo quando ti ritrovi di fronte a un bivio. Quando ti senti inopportuna fin da bambina, quella bambina lì, qualsiasi traguardo raggiungerai, tornerà a distruggerti il quotidiano. Il tuo pensiero giudicante può aiutarti a migliorare, ma devi arrivare ad un punto in cui non hai nulla da perdere”. Per guardare indietro e sorridere dolcemente a quella bambina.

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