Unbelievable Netflix

Unbelievable: su Netflix una storia incredibile, come se fosse vera

Unbelievable, la nuova serie prodotta da Netflix, è solo in apparenza un poliziesco. In realtà è un’indagine ed una denuncia nei confronti della società americana con un messaggio di impronta femminista

Marie e le altre

Sono sufficienti solo 5 parole per stravolgere completamente il rapporto tra lo spettatore ed una serie tv, un film od un libro.
Queste parole sono “tratto da una storia vera”.
Una semplice frase che condiziona radicalmente la fruizione dell’opera e la trasporta in un mondo ed un contesto vivo, aumenta l’empatia con i protagonisti, amplifica le emozioni, le sensazioni e le reazioni.

Susannah Grant ha scritto, diretto e prodotto Unbelievable per raccontare una storia vera.
Quella della caccia ad uno stupratore seriale che nel 2008 aveva aggredito alcune donne nelle proprie camere da letto violentandole per ore, filmando gli stupri, costringendole a lavarsi per cancellare le tracce ed eliminando ogni possibile prova biologica che potesse identificarlo.

Questa storia però è solo una scusa, un pretesto per denunciare una società malata, violenta con i deboli ed in cui le donne sono ancora le più fragili.

Kaitlyn Dever è Marie Adler in Unbelievable, su Netflix dal 13 settembre

La protagonista è Marie Adler, una diciottenne proveniente da una famiglia problematica, sballottata tra 4 genitori affidatari da un sistema di assistenza sociale disumano e disumanizzante.
Una notte uno sconosciuto si insinua nella sua stanza da letto, la lega, abusa di lei e le scatta delle fotografie. Dopo ore di violenza, e dopo aver cancellato le proprie tracce, lo stupratore se ne va lasciando Marie in balia di se stessa e della polizia.

Sì perché in questa storia lo stupro subito è solo la prima tappa di un viaggio all’inferno.

Marie infatti denuncia la violenza ma la polizia, complici anche le famiglie affidatarie della ragazza che non la trovano sufficientemente “turbata” dalla vicenda, non le crede.
Le autorità la costringono a ritirare la denuncia per stupro, la polizia la fa passare per una mitomane bugiarda agli occhi della stampa.

Una ragazza turbata e sconvolta, incapace di comunicare con il prossimo e di aprirsi a causa di esperienze traumatiche passate, una donna fragile, interpretata magistralmente da Kaitlyn Dever, diventa lo zimbello di una società che prima non ha saputo aiutarla e dopo le infligge il colpo di grazia.

Emarginata dagli amici, ridicolizzata sui social network, Marie sprofonda in un gorgo e guardarla affondare fa male all’anima tanto assordante è il silenzio in cui si chiude.
La Dever è bravissima nell’impersonare una ragazza ridotta ad un manichino, svuotata dalle emozioni, spersonalizzata, su cui tutti si accaniscono spietatamente.

Di pari passo però procedono le indagini della polizia, affidate a due detective donne, Karen Duvalle portata sullo schermo da Merrit Wever e Grace Rasmussen interpretata da Toni Collette.

Merrit Weaver e Toni Collette sono le detectives Duvalle e Rasmussen in Unbelievable, in onda su Netflix dal 13 settembre

La verità nelle donne

Le donne sono presentate dalla regista come l’unica salvezza delle altre donne vittime dello stupratore.
Nella descrizione delle indagini, delle dinamiche all’interno delle forze di polizia in carico di arrestare il violentatore, infatti, la Grant nasconde neanche troppo velatamente il proprio messaggio femminista.

Uomini sono gli agenti che non hanno creduto a Marie, uomini sono i loro colleghi che si mostrano poco solerti, incapaci, sbadati e a cui la detective Duvalle deve riservare frequenti lavate di capo.
Uomo è il marito di quest’ultima che si occupa della famiglia quando la detective è impegnata nelle indagini.
Donne sono invece le poliziotte che costituiscono la task force e provano a risolvere il caso.

Al finale è riservata una nuova invettiva verso l’abominevole stato sociale statunitense che riesce ad umiliare le proprie “vittime” oltre la comune logica e la più banale umanità.

La serie, in onda dal 13 settembre 2019, ha ricevuto l’approvazione anche della vera vittima dello stupratore seriale che rivedendosi nei panni di Marie ha confermato la bontà della ricostruzione messa in scena dalla Grant.

Merito della regista è quello di affrontare temi scottanti e sensibili come quello dei pregiudizi nei confronti delle donna nella società americana, l’incapacità della polizia, le carenze del sistema assistenziale verso i soggetti più deboli, le contraddizioni del sistema giudiziario statunitense, con una tono asettico, senza esagerazioni e sensazionalismi.

Unbelievable è semplicemente la storia di Marie e Marie esiste davvero.

Una vicenda apparentemente incredibile che scava in quello che pensiamo non possa essere vero, ma lo è.

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