Molto Funk per nulla: l’essenza dei Friday Fuzz


Nell’era musicale dominata dalla presenza delle macchine, dagli algoritmi e dall’omologazione sonora, c’è chi sceglie di fare un passo indietro per ritrovare il senso più autentico del fare musica. Un passo indietro che porta dritto al punto di partenza: mettersi in cerchio in una stanza, imbracciare uno strumento e lasciar fluire il suono. È da questo spirito che nasce “Much Funk About Nothing”, il primo album dei Friday Fuzz, collettivo di musicisti attivo presso lo storico Bluescore Studio.

Ritorno alle origini

Il titolo è un chiaro e ironico gioco di parole con Shakespeare (“Molto rumore per nulla”), ma racchiude una filosofia profonda: dopo aver esplorato infiniti stili, tecniche e produzioni, alla fine ci si rende conto che ciò che conta davvero è tornare alle origini. L ‘energia della musica d’insieme, la veracità del suono dal vivo e, soprattutto, il groove viscerale del funk.

Dietro il nome Friday Fuzz non c’è una band tradizionale, ma un collettivo aperto di veri e propri “artigiani” della musica. Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi sono professionisti con alle spalle anni di sessioni e tour a fianco di colonne della musica italiana (da Tullio De Piscopo a Fabrizio Bosso, passando per Alessio Bertallot, Rocco Hunt e Casinò Royale). La loro quotidianità spazia dalla scrittura di colonne sonore per fiction e spot pubblicitari (con Sky e Mediaset RTI) a produzioni jazz, rock e fusion.

Questo background si riflette direttamente nelle 11 tracce del disco: la loro musica possiede un’innata capacità di “sincronizzarsi con le immagini”. È un sound altamente cinematografico, che attinge a piene mani dalle atmosfere sature e calde dei film e delle colonne sonore funk degli anni ’70, evocando l’estetica della Blaxploitation à la Starsky & Hutch, le dilatazioni psichedeliche del desert rock e la fascinazione per l’estetica lo-fi.

Dalla piacevole chiacchierata fatta con Marco Leo, capiamo che l ‘album è nato in maniera estremamente organica e spontanea, frutto di quattro sessioni d’improvvisazione pura. Nessuna barriera di genere, nessuna preclusione concettuale: solo la volontà di assecondare il mood del momento, trasformando l’istinto musicale in brani ricchi di sfumature, tra momenti lisergici e cariche di puro groove (come nella ricercatissima Delay Riot).

Suonare e registrare tutti insieme dal vivo fa tutta la differenza del mondo. Quando ci sono gli strumenti veri in mano, riaffiora quell’attitudine schietta e indisciplinata che ha il sapore del punk. Registrare in questo modo significa difendere la ricerca e la sperimentazione, impedendo che la musica si riduca a mero “intrattenimento da sottofondo” o a un prodotto omologato.

Ora l’album si trova anche su tutte le piattaforme digitali, ma può essere ascoltato anche in vinile. Un approccio così autentico come quello di cui abbiamo parlato infatti, trova la sua naturale casa nell’ascolto su vinile. Il supporto analogico non è un’operazione nostalgia, ma un oggetto coerente con la materia sonora dell’album: il vinile ha una vitalità profonda, respira e restituisce tutto il calore di una band che suona per davvero.

Pubblicato sotto la direzione artistica ed editoriale di THE MOOD MOSAIC, Much Funk About Nothing è un viaggio on the road dove la tecnica si mette completamente al servizio del cuore.

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