Angela Baraldi e Massimo Zamboni: un viaggio fra le macerie della memoria

Il concerto di Angela Baraldi e Massimo Zamboni a Largo Venue è l’occasione per un viaggio nella memoria di una Berlino divisa, lacerata. Una città nella quale dalle radio riecheggiano gli echi di “Alabama Song” e “Bette Davis Eyes”. Un live che ripercorre il disco Sonata a Kreuzberg, tratto dal libro Nessuna voce Dentro di Massimo Zamboni

Angela Baraldi e Massimo Zamboni: un percorso sonoro nella Berlino divisa

“La fragilità indossata da alcuni corpi è la fragilità di tutti, la fragilità delle nostre intuizioni. Contro la gioia reclamizzata da comprare, la tristezza diventa un diritto che si deve poter esercitare. Si resta giovani finché si è tristi. La vita pare troppo lunga ancora per accontentarsi”.

Massimo Zamboni e Angela Baraldi, nel concerto a Largo Venue, che ripercorre l’album Sonata a Kreuzberg, celebrano le memorie di una Berlino divisa, separata da un muro. Lacerata come la musica che ne accompagna la memoria.

All’ombra della gigantesca antenna della Torre della Televisione, simbolo di Berlino Est, risuona un classico di Bertold Brecht e Kurt Weill come Alabama Song. Una canzone ebbra, allucinata, simbolo di una condizione umana senza tempo e spazio, che verrà anche ripresa dai Doors e da David Bowie.

Angela Baraldi e Massimo Zamboni celebrano la fragilità di un periodo storico desertificato anche con una canzone, come “Bette Davis Eyes”, che nel suo essere apparentemente fuori contesto, riallaccia i nodi di una Storia che sembra seguire un doppio binario. Anche una canzone come “Allarme” dei CCCP può diventare simbolo di quella Berlino in cui “l’alibi non regge e l’evidenza sfugge”.

Il concerto e il disco Sonata a Kreuzberg sono la trasposizione del percorso nella memoria realizzato da Zamboni con il libro “Nessuna voce dentro”. Un diario intimo, politico e personale che descrive il viaggio del chitarrista nel 1981 da Reggio Emilia a Berlino. Una città fremente, intensa, fragilissima. Divisa da un muro, ma unita dal suono di una musica capace di attraversare gli spazi e ricongiungerli.

(Fotogallery di Arianna Bonelli)

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