Intervista a Zerocalcare: la necessità di schierarsi

Zerocalcare presenta “Kobane Calling Oggi”, una versione aggiornata ai giorni nostri del suo reportage grafico edito nel 2016 da Bao Publishing . L’autore ribadisce la necessità e l’urgenza di schierarsi e prendere una posizione in un momento socio-politico contraddistinto da una crisi culturale ed intellettuale

La storia di Kobane un ponte con la nostra realtà

L’impossibilità di decifrare la realtà, di distinguere quello che è giusto da quello che è sbagliato, l’assenza di riferimenti intellettuali che possano prendere posizione con coraggio e determinazione. Una condizione “sistemica” che impone una riflessione e obbliga a smarcarsi.

Zerocalcare
Zerocalcare – Kobane Calling

Zerocalcare con “Kobane Calling Oggi” aggiorna il suo capolavoro pubblicato nel 2016 e lo integra con la storia di Lorenzo “Orso” Orsetti, il combattente italiano che aveva deciso di combattere fianco a fianco con i curdi dell’YPG , ucciso dall’Isis in Siria. La graphic novel, pur raccontando vicende che sembrano lontanissime, parla anche della nostra condizione e traccia un percorso fra il nostro paese e la realtà del Rojava.

“L’aggiunta della storia su ‘Orso’ è stata una scelta obbligata – ci racconta Zerocalcare -. Attraverso quello che è successo a Lorenzo volevo anche raccontare la realtà di tutti gli italiani che sono andati fino a lì per combattere lo Stato Islamico. È un ponte fra la nostra dimensione e la realtà che si vive in quei luoghi. Spesso stigmatizziamo e guardiamo con sospetto chi sta salvando l’immagine del nostro paese di fronte alla storia”. Atti di coraggio ed umana solidarietà che dovrebbero entrare a far parte “del mondo che vorremmo”.

“Abbiamo perso gli strumenti per comprendere la realtà”

Dal Rojava al Minnesota, il filo che collega la storia di Kobane a quella di George Floyd è la violenza e l’incapacità di comprendere una realtà spesso calpestata dal potere e dagli estremismi. “L’America soffre di un razzismo sistemico, l’ultimo schiavo è morto quando mia madre era già nata. Esiste una fetta di esclusione sociale che va oltre quello che immaginiamo – dice Michele Rech -. È vero, molti cittadini statunitensi si sono ribellati a questa condizione. Una presa di coscienza che in Italia, ad esempio, riesce ad emergere molto raramente”. Le ragioni sono in una sorta di guerra fra poveri, in un conflitto che “invece di procedere in verticale, va in orizzontale”. Una “dissonanza civile ed umana” che è espressione di un vulnus, un vuoto di rappresentanza politica.

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Un vuoto che si esprime nell’assenza di voci che siano in grado di smarcarsi, di andare oltre la facciata della realtà e scavare un solco, tracciare un sentiero. “Non esistono più gli intellettuali, negli ultimi trenta anni non c’è stata una voce pubblica che abbia detto qualcosa di diverso dal mettere le mani avanti per paura di sembrare radicale. La controparte, invece, ha fatto passi da gigante nei termini di una continua radicalizzazione. Questa tendenza da parte degli ‘intellettuali’ a tranquillizzare, a cercare di placare gli animi, ha prodotto effetti devastanti”.

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