Alice Clarini: un femminile corale alla ricerca dell’essenziale

Alice Clarini, con una band tutta al femminile composta da Annalisa Baldi, Rebecca Palazzolo, Aurora Di Rocco e Alice Stocchino, si è aggiudicata con un plebiscito di voti il riconoscimento Repubblica.it al Premio De André. Una ricerca sonora e lirica che la porta verso l’essenza della poesia nella musica.

Alice Clarini: l’importanza delle parole nella musica

Risposte che diano un senso al nostro andare e domande che è necessario porsi. Vite adagiate su lenzuola che si abbracciano in un ballo bianco. Immagini che si avvolgono nelle parole e danzano a suon di musica. I testi di Alice Clarini disegnano con eleganza e raffinatezza emozioni, sensazioni, e scene di vita. Una ricerca musicale e poetica, un ritorno alle origini di un cantautorato che si fa racconto e poesia, che l’ha vista trionfare fra i lettori di Repubblica.it nel contesto del Premio De André con “Qui non c’è il mare”.

Alice Clarini
Alice Clarini

“Fare la cantautrice per me significa riuscire a dire qualcosa in un modo poetico – spiega Alice -. La canzone, deve avere in sé qualcosa di poetico, non si tratta soltanto di quello che dico, ma anche di come lo dico”.

Una ricerca maniacale che punta alla semplicità e al raffinato. Quell’eleganza minimal e così complessa che però rivela la grinta della sua urgenza di raccontare. Uno stato di necessità che la allontana da quello che scrive per renderlo universale. “Una volta che il brano è finito, prodotto e arrangiato, io non ricordo nemmeno più cosa volessi dire” – spiega Alice. Un testimone passato al pubblico, un’universalità involontaria per brani che nascondono mille livelli di lettura.

Alice Clarini

Una band tutta al femminile

“Qui non c’è il mare” nasce dalla scrittura di Alice Clarini, ma arriva al De André, in una versione femminile corale. La band della cantautrice, infatti, è composta da Annalisa Baldi alla chitarra, Rebecca Palazzolo al pianoforte, Aurora Di Rocco alla batteria e Alice Stocchino al basso. Una band ultra-pink in grado di arricchire di sfumature le parole di Alice e di creare intorno alla canzone un impianto sonoro evocativo e delicato, complesso e avvolgente.

Da sinistra: Rebecca Palazzolo, Aurora Di Rocco, Annalisa Baldi, Alice Stocchino

“Qui non c’è il mare nasce circa un anno fa. Quando scrivo una canzone non c’è la visione di come sarà arrangiata, di dove andrà, non c’è una parte razionale di me che subentra subito. Dopo aver scritto questo brano l’ho fatto ascoltare ad Annalisa Baldi, poi ho incontrato Rebecca Palazzolo e abbiamo cominciato ad arrangiarla a sei mani”.

Un lavoro complesso e stratificato che ha portato la canzone a cambiare forma, non tradendo l’idea e la poetica originaria. “Arrangiare un pezzo significa capire con chi hai a che fare e cosa ti sta chiedendo, comprendere lo stile, la forma, il contenuto – spiega Annalisa Baldi -. L’arrangiamento non può essere un salto nel vuoto, ma deve essere rispettoso delle idee dell’autore”.

Annalisa Baldi e Aurora Di Rocco

Un palco che è prolungamento del corpo

Alice e la sua band sul palco non hanno paura di scoprirsi, di mostrare la propria complessità umana e sonora. “Stare sul palco significa fare i conti con le tue fragilità e con le tue debolezze – dice Alice -. Devi essere capace di esporti, di non nasconderti, cosa che non è assolutamente semplice”. Un palco che diventa corpo e anima, musica e viscere, come spiega Annalisa Baldi: “Il live è sempre una sfida con me stessa, un invito a superare i miei limiti di musicista. Perché più vai avanti e più non c’è mai una fine, il palco si trasforma nel tuo corpo perché stai facendo una cosa che è parte di te, profondamente parte di te”.

L’esibizione integrale di Alice Clarini al Premio De André

Una parte tanto profonda da diventare una questione e ragione di vita. “Portare avanti un progetto cantautorale non è facile, me ne rendo conto, sembrerà scontato, sembrerà banale quello che sto per dire, ma per me è una questione di vita. L’esigenza che ho in questo momento è fare questo, non so cosa voglia dire, ma lo faccio “.

Un fiato sparpagliato che non ha paura di cadere, di sporcarsi, di annullarsi e di naufragare.

Come essenza e ragione. E senso di questo andare.

Altre storie
Achille Lauro: l’uomo che cambia