Giorgieness: tutte le solitudini di Hollywoo

Giorgieness, dopo il successo di “Maledetta, ritorna con un nuovo singolo. E cambia ancora una volta traiettoria, raccontando di solitudini, assenze e desolazioni. Hollywoo, prodotto da Ramiro Levy, Marco Olivi e Davide Napoleone, è un brano dark dalle tonalità pop, un pezzo che si trasforma in letteratura grazie anche ad uno straordinario ed intimo spoken finale

Hollywoo: l’inferno che non brucia più

L’assenza, spesso, definisce la realtà molto di più di una presenza. Quello che manca consente di ridisegnare i contorni di quello che è rimasto, il vuoto diventa uno strumento per dare una nuova forma al pieno. Basta la privazione di una semplice D per trasformare lo scintillio strabordante e vanesio di Hollywood in un’immagine ben più reale fatta di specchi e vite frantumate e fratturate. Hollywoo è la faccia reale della medaglia, il lato oscuro della collina dei sogni, il pavimento sporco del Walk Of Fame.

E Giorgieness con questo nuovo brano mostra tutte le debolezze dell’assenza, la sua “maglietta sporca” durante la notte degli Oscar. Un brano poetico che preferisce l’oscurità ovattata di una candela alla luce abbagliante dei riflettori. Il testo, per i suoi riferimenti alle vite consumate e vendute, alla decadenza come naturale riflesso dei fasti, ricorda il lirismo desolato e le tracce di vite spente di “New age” dei Velvet Underground. La sua Hollywoo è un inferno che non brucia più, ma che lascia ustioni permanenti, un fuoco spento in grado di creare cicatrici indelebili.

Giorgieness foto di Giulia Bartolini

“Volevo restituire uno spaccato di vita, il ritratto di una solitudine, quella di chi spesso da fuori sembra avere tutto o comunque molto più di altri ma poi si trova a fare i conti con sé stesso – racconta Giorgia -.La canzone nasce da un sentimento che io stessa ho vissuto. Rapportandomi a nomi molto più grandi del mio, immaginandone le problematiche, le insicurezze, gli spazi enormi in cui dovevano stare da soli, ho elaborato la mia sensazione. Tra i miei pensieri sono apparsi personaggi come Marilyn – direttamente citata nel video del brano – fino alla più anagraficamente vicina Amy Winehouse, ma anche a personaggi fantastici come Bojack di cui abbiamo un po’ ricreato la sigla. Insomma, tutti quei nomi un po’ maledetti che per colpa di questa solitudine spesso ci hanno lasciati prima del tempo o sono diventati quello che non avrebbero mai voluto essere. Tra le righe del racconto autobiografico del testo aleggiano anche
i fantasmi di questi personaggi.”

La sconfitta più vincente

“Dimmi perché non brucio più?”. Quando il fuoco si spegne resta soltanto l’ustione, il ricordo di un furore che ci ha tenuti vivi. Hollywoo è un riflettore che esplode, una maglietta sporca alla serata di gala, un incendio che trasforma le colline in deserto. Hollywoo è una parata di debuttanti con il vestito bianco costrette a riconoscersi soltanto attraverso uno specchio. Un riflesso che è stato di gloria e si trasforma in immagine confusa e sbiadita, proprio come una pellicola conservata male.

Giorgieness
Giorgieness foto di Giulia Bartolini

Una verità che cola tra le dita e costringe a confrontarsi con quello che resta e con quello che si è infranto. Una scusa fragile come l’odore di pioggia di una città. Una favola inventata e la memoria distorta di un viaggio mai realizzato. Hollywoo è una “sconfitta vincente”, una fabbrica di incubi che racconta frammenti di vite per ricomporle, per restituir loro dignità. Per rendere vive e rumorose. Per sempre.

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