Si può generare uccidendo tutto quello che c’è stato prima? Il futuro deve necessariamente ingioiare e sputare il presente e il passato o è possibile realizzare i presupposti di una convivenza che diventi opportunità? Il fumetto e in genere la produzione di immagini è uno dei settori maggiormente coinvolto dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale.
Un’opportunità che rischia, però, di trasformarsi in un cappio. Ne è un esempio la recente copertina della rivista Linus, uno dei patrimoni fumettistici più importanti nel nostro paese, che nel numero monografico su “Neon Genesis Evangelion”, si presenta con un’immagine palesemente realizzata con l’AI. Un’immagine brutta, piatta, monocorde e soprattutto pericolosa. Pericolosa perché non è espressamente indicato il suo processo di realizzazione, con il conseguente rischio, per un occhio meno accorto, di sovrapporre e confondere l’iter inscatolato di generazione digitale dell’immagine con quello elaborativo, intellettuale e sicuramente più complesso della creatività umana.
Come testata abbiamo scelto di non utilizzare la copertina di Linus come presentazione di questo articolo per due ragioni: per evitarne ancora di più una diffusione ingiusta e immeritata e, inserendo invece un’immagine dell’originale di “Neon Genesis Evangelion”, per segnare lo stacco fra il processo di elaborazione intellettuale ed artistico dell’uomo e quello della macchina. Per consentirvi, però, un’idea libera e priva di preconcetti ve la riportiamo qui in basso.

La copertina che vedete, realizzata formalmente da Gianluca Bernardini (un autore che ribadisce di usare l’intelligenza artificiale per il suo lavoro), svilisce contemporaneamente l’idea del manga e la natura stessa di una rivista che per anni è stata portabandiera del fumetto d’autore in Italia. E lo fa, soprattutto, con il silenzio, con l’astensione: né il direttore della rivista (Igort, uno dei fumettisti italiani più talentuosi), né alcun editoriale, nota o articolo, afferma l’origine di questa immagine. Un’omissione che sarebbe gravissima sia nel caso di disattenzione (possibile che nessuno si sia accorto di niente?), sia qualora si origini da una scelta voluta (possibile che nessuno si sia posto un problema di onestà intellettuale nei confronti dei lettori?). In ogni caso si tratta di una mancanza di rispetto duplice nei confronti del lettore: un inganno estetico e intellettuale.
Come testata culturale pensiamo che l’uso dell’AI nell’arte sia al tempo stesso un’opportunità e un pericolo e che spetti agli artisti e, non da ultimi, ai fruitori il compito di tracciare dei sentieri, di pretendere dei limiti, di scavare dei fossati di buon senso. Cosa che, invece, non è avvenuta per Linus.
Proprio nel mondo del fumetto questo tema da qualche anno è centrale. Basti pensare che uno dei nostri autori più importanti e talentuosi, LRNZ, è uno dei fondatori di EGAIR (European Guild for Artificial Intelligence Regulation), una realtà che con coraggio sta facendo pressione sui governi e sull’Unione Europea per una normativa che tuteli la proprietà intellettuale dall’uso improprio della stessa da parte dell’AI. Il Manifesto di EGAIR mette in guardia dai pericoli per gli artisti (e ovviamente per i fruitori finali): “L’estate 2022 ha visto l’emergere di una nuova e incredibile tecnologia: le AI generative. Queste tecnologie sono in grado di generare immagini, video, testo, programmi, suoni, modelli 3d o altri contenuti a partire da prompt (comandi) testuali o altri media forniti dall’utilizzatore. Per fare ciò, un’AI deve essere addestrata su un dataset di media. La qualità di un’AI generative è definita dalla qualità del suo dataset – per esempio, riguardo alle immagini, più foto e illustrazioni vengono usate nell’addestramento di un’AI, più stili quell’AI potrà replicare e più cose potrà fare. Ne consegue che i prodotti venduti dalle società di AI sono il risultato di operazioni su dataset, i quali contengono ogni tipo di dato, inclusi milioni di immagini coperte da copyright, foto private e altro materiale sensibile. Questi le sono stati raccolti attraverso un’operazione di scraping indiscriminato di tutto il web, senza alcun consenso da parte dei proprietari e delle persone rappresentate e stanno venendo utilizzati dalle società di AI per trarne profitto”.

La querelle Linus evidenzia come senza la componente umana l’intelligenza artificiale sia solo un simulacro vuoto, deserto, arido. L’interrogativo che chiunque operi nel mondo della cultura dovrebbe porsi è: quando l’AI da spinta e meccanismo di esplorazione creativa si trasforma in una botola che ingoia ogni tensione intellettuale? Non si tratta di neo-luddismo ma di consapevolezza, di tutela dell’intelligenza umana e, paradossalmente, di tutela dell’intelligenza artificiale nelle sue infinite e sorprendenti potenzialità.
Una convivenza non è soltanto possibile ma è anche auspicabile, con la consapevolezza – però – che gli algoritmi se usati male non creano mondi, ma rischiano di distruggerli.




