Achille Lauro: Cioè ci ha riportato al 1990

L’astronave musicale di Achille Lauro ci porta dal 1969 al 1990. L’anno degli idoli della disco, dei mondiali italiani, dei sogni a poco prezzo, diventa il titolo del nuovo singolo dell’artista romano. Un progetto grafico che riprende le copertine del Magazine Panini Cioè. Reminiscenze, poster da attaccare in cameretta, ricordi dance, copertine adesive e malinconia da fine di un’epoca: Lauro traccia una linea musicale sempre più personale e intima.

Che ci ri-guarda come i buchi sul muro lasciati da un poster attaccato nella stanza della nostra adolescenza

Darararirararara: il 1990 di Achille Lauro

Le luci delle strobo sono diventate un tappeto di vetro che copre un pavimento polveroso. Le insegne luminose sono state corrose dalla salsedine. L’eco dei passi, dei baci appassionati, delle urla sotto le casse, si è trasformato in un rumore di fondo impercettibile. Nelle orecchie resta soltanto un riverbero. Un Darararirararara casuale, che emerge quando una stazione radio ci costringe ad un viaggio nella nostalgia.

Benvenuti nel 1990 di Achille Lauro. L’anno che ha dato i natali a un decennio fatto di luci, di passioni, di delusioni, di oppressioni, di contraddizioni. I ’90 sono gli anni del grunge, ma anche della dance, dei Daft Punk ma anche di tormentoni dimenticati e dimenticabili.

Achille Lauro, essendo nato proprio nel 1990, non ha vissuto a pieno questo decennio, ma lo ha sentito, ascoltato, eviscerato. Ne è diventato un testimone esterno, ha saputo intravedere la malinconia negli occhi di chi li ha vissuti, ha cercato di rendere in musica il senso di perdita e di ineluttabilità di chi li ha attraversati. E per farlo è ripartito da uno dei simboli dance di quel periodo, quella Be My Lover dei La Bouche accompagnata dall’inconfondibile Darararirararara del ritornello. Lauro, però, l’ha svuotata da tutta la leggerezza usa e getta tipica delle hit e l’ha trasformata in un epitaffio per un tempo che tornerà solo nei ricordi.

Il video di Be my lover dei La Bouche. La canzone è il gancio che Achille Lauro usa per portarci negli anni ’90

Nananananinanana: il 2019 che diventa 1990

Cuori di pezza posseduti ed incendiati, cabriolet, sofà e stanze di hotel che diventano palcoscenico della morte di un amore. E in sottofondo una musica che proviene dal passato, un Darararirarararararara quasi beffardo, che suggella e mette la parola fine su una storia di confusione, oppressione esitazione, rancore. Un fallimento che diventa anche resa dei ricordi.

Achille Lauro ha raccontato così l’idea di questo singolo: “Sono nato nel ’90. Ricordo che da bambino, e poi da adolescente, la musica che ascoltavo creava emozioni talmente forti da diventare oggi un ricordo a tratti malinconico. Erano gli anni delle boy band, la musica dance anni ‘90 dominava i dancefloor di tutto il mondo, con quel suo sound inconfondibile e quel suo spirito libero ed euforico, emblema di una giovinezza spensierata”.

Una spensieratezza coperta dalle macerie di qualcosa che non esiste più, come le strobo frantumate di una discoteca chiusa da anni, come le insegne diventate segnali per fantasmi. Un’euforia che si è tramutata in farsa, se non in tragedia. Uno sguardo al passato nel quale i ricordi sono ormai alterati, distorti, allucinati. Tanto da trasformare un Darararirarararararara non-sense in un Nananananinanana, che diventa l’eco della fine di un mondo.

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